Archivio Attivo Arte Contemporanea
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COSMOGONIE
il grande mistero dell’universo esplorato da
PAOLO BARLUSCONI

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programmi e date degli incontri interdisciplinari

 

 


Castello dei Pico - Mirandola (Modena) 17 settembre 2009
ORE 21.00
convegno

Cosmo e Cielo
a cura di Michele Caldarelli

organizzato nell'ambito della rassegna COSMOGONIE
in occasione dell'Anno Internazionale dell'Astronomia (IYA2009) indetto dall'ONU
e del 400° anniversario del primo utilizzo del cannocchiale da parte di Galileo Galilei

 

Michele Caldarelli
INTRODUZIONE AL CONVEGNO E ALLA MOSTRA
LA REGISTRAZIONE VIDEO DELL'INTERVENTO

Giuseppa Saccaro Del Buffa Battisti
ESPANSIONE E CONDENSAZIONE NEL COSMO DI ROBERTO GROSSATESTA

Nel De Luce del Grossatesta (XIII sec.) è formulata per la prima volta l'ipotesi della formazione del cosmo a partire da un punto di luce che si espande fino ai limiti dell'infinito istantaneamente, cioè prima del tempo e dello spazio. Successivamente la luce espansa avrebbe seguito un movimento di riflessione e reversione dai confini estremi dell'universo, condensandosi fino a formare la materia corporea, gli elementi e le forme di vita. Il passaggio cruciale dalla luce immateriale all'estensione corporea nello spazio finito, è spiegato matematicamente attraverso la moltiplicazione infinita esponenziale degli elementi incorporei di luce.
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Giuseppa Saccaro Del Buffa, ha insegnato Storia della Storiografia Filosofica presso l'Università La Sapienza di Roma, ha scritto saggi sulla filosofia dall'età tardo-classica al Seicento, ha curato i convegni in Italia dell'AISU, Associazione Internazionale degli Studi sull'Utopia, 1983-95. Tra le sue pubblicazioni: Abraham Cohen Herrera, Epitome y compendio de la logica o dialectica, Bologna 2002; Alle origini del panteismo. Genesi dell'Ethica di Spinoza e delle sue forme di argomentazione, Milano 2004; Abraham Cohen Herrera, La Porta del cielo, Vicenza 2009 (in stampa)

Kim H. Veltman
ALFABETI, ELEMENTI E COSMOLOGIE
La parola "alfabeto" è generalmente considerata derivare dall'unione delle lettere Alfa e Beta. Nella prima parte della relazione si offre una analisi delle lettere dell'alfabeto rivelando connessioni con la loro radice in Sanscrito. Nella seconda parte, si esplorano i collegamenti fra gli alfabeti, in particolare le vocali, gli elementi e le cosmologie. Nella cultura indiana, l'alfabeto Sanscrito era intimamente connesso con la storia della creazione e i più antichi modelli cosmologici. Un primo punto di partenza del sistema furono i cinque elementi (etere, aria, fuoco, acqua e terra). Successivo fu lo sviluppo di un sistema più complesso in cui le 16 vocali corrispondevano allo spirito e le 36 consonanti alla materia. Queste 36 consonanti erano collegate ai 36 elementi (tattvas) e associate ai 12 segni zodiacali. Le combinazioni chiave delle vocali con le consonanti divennero lettere-seme (bija) e collegate con i 7 chakras del corpo umano, i 7 giorni della settimana etc. Questa idea costituì punto di partenza per le cosmologie indiana, cinese, giapponese e di altre culture orientali. La cosmologia europea sembrava completamente indipendente da questo modello indiano ma studi recenti hanno invece dimostrato che le 22 lettere dei Fenici avevano dei collegamenti con l'astronomia Cinese, rivelando un importante interscambio culturale tra Oriente e Occidente. In Occidente le vocali dell'alfabeto e gli elementi giocavano ruolo centrale nella cosmologia. Invece di 16 vocali, i sistemi Occidentali ne usavano tipicamente 7 o 5. Il sistema a 5 vocali venne relazionato ai 5 elementi e fu fondamento per le cosmologie in linea col pensiero dell'antica grecia o quelle del mondo celtico. Come per l'India, queste relazioni fra vocali ed elementi divenne base anche del pensiero mistico occidentale. Ma in Europa, è accaduto anche dell'altro... lo studio sistematico delle combinazioni degli elementi è divenuto una base delle discipline cognitive e, in alcuni casi, conduce alla scienza moderna.
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Kim H. Veltman si è laureato presso l'Università di Londra (Warburg Institute), è stato direttore del Perspective Unit del McLuhan Project presso l'Università di Toronto e attualmente dirige il Virtual Maastricht McLuhan Institute dove lavora su un nuovo modello della cultura. Ha insegnato in diversi istituti in America e in Europa: Göttingen, Siena, Roma, Londra, Charleston e Toronto. Ha pubblicato e scritto numerosi testi ed articoli in riviste specializzate. Ha partecipato a molti convegni e conferenze riguardanti l'accesso ai multimedia e gli sviluppi culturali delle nuove tecnologie. E' membro di associazioni professionali come l'International Society for Knowledge Organization e Internet Society. E' stato inoltre membro della Royal Commonwealth Society, presidente della Canadian Universities Society of Great Britain di Londra (1973-1977) ed ha ricevuto l'International Capire Prize for a Creative Future.

Chiara Milani
IL CIELO NELLA CULTURA MEDICA DEL QUATTROCENTO
L'analisi storiografica di un manuale di medicina del sec. XV, il Liber de Homine di Gerolamo Manfredi, edito per la prima volta a Bologna nel 1474, ha messo in luce in quale misura i saperi del medico interagivano tra loro e soprattutto quale ruolo giocavano, nell'analisi minuziosa del corpo umano il concorrere di discipline antichissime. Manfredi, accademico, medico e astrologo alla corte dei Bentivoglio, all'epoca signori di Bologna, ha raccolto e cercato di spiegare l'efficacia dei saperi che formano la tradizionale ars medica: il medico del Quattrocento diagnosticava mediante la riflessione sulle cause e sugli effetti di tutto ciò che concorre a turbare la sanità dell'uomo alterandone l'originario equilibrio; prescriveva terapie desunte dalla tradizione empirica all'interno di un quadro cosmologico generale derivato della cosmogonia tradizionale.
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Chiara Milani, Laureata in Filosofia e specializzata in Management delle biblioteche
è attualmente responsabile della biblioteca Comunale di Como e insegna Biblioteconomia presso l'Università dell'Insubria di Como.

INTRODUZIONE A COSMOGONIE

L’ARGOMENTO del progetto è il COSMO. Un cosmo inteso come MULTIVERSO visto, letto e interpretato mettendo a confronto le più diverse teorie che via via vengono raccontate e spiegate in occasione di incontri, manifestazioni e convegni a carattere interdisciplinare. L’intenzione programmatica del progetto, qui a Mirandola alla sua decima tappa espositiva, è quella di sviluppare un clima di sinergia possibile fra le arti e le scienze che non trascuri alcuna disciplina e ne favorisca ispirazione reciproca proponendo interventi di fisici, astronomi, matematici, architetti, poeti, filosofi, astrofisici, botanici...

IL SENSO del termine cosmogonia contiene il concetto di generazione e, relativamente a ciò, si vuole mettere in luce quanto siano interessanti sia le considerazioni di carattere scientifico sia le interpretazioni di carattere mitologico o fantastico. Gli spunti di confronto nascono pertanto dalle varie visioni del cosmo che la storia dell’uomo ha prodotto nei secoli. Quindi, buchi neri e stringhe cosmiche si pongono sullo stesso piano di stimolo creativo delle visioni del mondo delle civiltà mesopotamiche o precolombiane.

LE OPERE esposte sono realizzate da Paolo Barlusconi con i materiali più disparati di uso quotidiano e di produzione industriale, utilizzati come elementi, segni alfabetici o grammaticali per articolare un racconto. Ogni opera viene creata, più che plasmando la materia secondo i principi della pittura o della scultura, provocando, agli occhi dell’osservatore, una sorta di passaggio di stato degli oggetti utilizzati, ponendo in comunicazione due universi paralleli attraverso una sorta di paradosso. Concentrando l’attenzione sulla forma semplice, propria degli oggetti, resa irriconoscibile ad un primo esame, trasformandola in qualcosa di enigmatico e completamente nuovo. L’estro creativo però non è lasciato al caso... ogni opera  viene anzi elaborata tenendo presenti regole e funzioni geometrico-matematiche di proporzionamento (la Sezione Aurea, ad esempio) in base alle quali tutto viene strutturato secondo rapporti di equilibrio la cui ragion d'essere è scandita dai numeri. Operando così una rivisitazione degli oggetti a livello formale, a prescindere dalla loro funzionalità, ogni elemento diventa il mattone, il modulo con il quale viene creata l'opera; si potrebbe parlare di una metamateria, cioè di una materia che va oltre la propria funzione originaria, oppure, anche di una trasfigurazione dell'oggetto di uso comune.


LA STORIA DEL CASTELLO

Il Castello di Mirandola costituiva un complesso molto imponente, composto da diversi edifici costruiti in epoche differenti. In tutta Europa, a partire dal XVI secolo, acquistò fama di roccaforte leggendaria ed inespugnabile. Orgoglioso simbolo del potere militare della famiglia Pico, il Castello era rappresentato dal poderoso e massiccio torrione fatto erigere da Giovan Francesco II Pico nel 1499-1500 su progetto di Giovan Marco di Lorenzo da Lendinara. L’edificio risultava solidissimo ed isolato, in quanto non era possibile accedervi se non tramite un ponte levatoio che metteva in comunicazione la torre con il terzo piano di un vicino fabbricato del Castello. Questa costruzione rientrava peraltro nel progetto pichense di poter sempre più valorizzare città e signoria, emulando in grandezza e splendore i centri di Mantova e Ferrara, che potevano vantare magnifiche dimore signorili. Nel quattro/cinquecento Nel corso degli anni, il Castello di Mirandola ebbe modo di qualificarsi come vasta e splendida reggia, in cui era possibile ammirare diversi spazi di nobile ed alto pregio artistico. Tra il 1465 ed il 1467 si registrò un episodio artistico di altissimo livello all’interno del Castello, allorchè un grande protagonista dell’arte rinascimentale, il ferrarese Cosmè Tura, realizzò un ciclo di dieci tavole – andate perdute – per la biblioteca del Castello, su commissione di Giovan Francesco I Pico. Durante la seconda metà del 1400 le stanze del Castello ospitarono la nascita di due personaggi di grandissimo rilievo: Giovanni Pico innanzitutto, una delle figure fondamentali e cruciali del pensiero dell’Umanesimo e del Rinascimento, e Giovan Francesco II, anch’egli importante filosofo e uomo di cultura. E fu proprio quest’ultimo, che resse con alterne fortune lo stato mirandolese, a costruire nel fossato del Castello l’”isola giardino” (1524), luogo ameno e destinato alla meditazioni del Principe umanista. L’isola venne distrutta anni dopo per lasciar spazio al bastione difensivo del Castello, che venne successivamente adibito a giardino di corte. Nel seicento Nel Seicento il Castello accrebbe splendore e magnificenza grazie al mecenatismo dei Pico e alla loro volontà di affermare il prestigio della propria corte. Alessandro I Pico fece perciò costruire nella zona nord-orientale del Castello due “quartieri” che costituirono un vero e proprio nuovo palazzo ducale. Al loro interno artisti come Jacopo Palma il Giovane e Sante Peranda affrescarono numerose sale e diverse opere d’arte vennero collocate all’interno degli appartamenti signorili. Molte di queste opere andarono perdute, ed altre (ritratti di esponenti della famiglia Pico e le tele dei cicli pittorici “Età del mondo” e “Storia di Psiche” di Sante Peranda) furono trasportate al palazzo ducale di Mantova, dove sono tuttora conservate. Sotto il Ducato di Alessandro II Pico il Castello si ampliò ulteriormente grazie alla costruzione della “Galleria Nuova”. Questo fabbricato, caratterizzato dalle ampie arcate rivolte a nord in direzione delle campagne ed affrescato dal pittore Biagio Falceri, fu realizzato per accogliere un’importantissima quadreria acquistata dal Duca Alessandro II a Verona nel 1688. Questa ala del Castello, che ospitava 300 opere, includeva dipinti provvisti di straordinarie attribuzioni, con nomi di artisti quali Leonardo da Vinci, Raffaello, Caravaggio, Tiziano e molti altri. Nel settecento e oltre Il Castello di Mirandola raggiunse così verso la fine del XVIII secolo il momento della sua massima estensione e del suo pieno fulgore. Esso occupava un vasto quadrilatero all’estremità nord-ovest della pianta di Mirandola. Si trattava di un grande quadrilatero, chiuso intorno da un fossato e con le caratteristiche proprie di una città nella città. Nella zona nord orientale di tale quadrilatero sorgevano le residenze ducali, fra la piazza e l’attuale viale Circonvallazione. Nell’area retrostante sorgevano i giardini e s’innalzava il grande torrione di Giovan Francesco II. Nella zona meridionale il quadrilatero era chiuso da tre torri, una delle quali, affacciata sull’attuale piazza Costituente, venne abbattuta nel 1883. All’interno di questo grande complesso vi erano magazzini, prigioni, sale dell’archivio e della macelleria, grandi cantine, il pozzo, il mulino, l’orto botanico, locali di servizio e di presidio militare, l’arsenale A partire dei primi decenni del Settecento il Castello di Mirandola iniziò a subire pesantissime distruzioni e modifiche che ne alterarono pesantemente i caratteri e comportarono un periodo di grave decadenza per questo nobile ed importante edificio. Fu creato così un teatro d’opera sfruttando parte degli ambienti del palazzo ducale, a cui si aggiunsero varie manomissioni tra Otto e Novecento.

Per informazioni sul Castello dei Pico
Piazza G. Marconi, 23 41037 Mirandola (MO) Telefono: 0535/609995 Fax: 0535/609998
http://www.castellopico.it - E-mail: info@castellopico.it

 

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