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LUIGI AIMO CERATI
Il Tempo e la Materia


La vita e l'opera di Luigi Aimo Cerati

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"Ingegneria e Arte - Luigi Aimo Cerati"
di
Clemente Tajana

testo pubblicato sul Notiziario 120 dell'ordine degli Ingegneri di Como nel 2012



Nella scorsa estate il Museo Didattico della Seta di Como ha promosso una interessante mostra sull'artista Luigi Aimo Cerati, organizzata logisticamente in tre sedi: gli spazi del Museo della Seta, la sede dell'Ordine degli Ingegneri di Como (per iniziativa della Fondazione dell'Ordine) e la Cappella Bonoli dell'Accademia di belle arti Aldo Galli di Como.
"Frottages urbani" e "legni dei marmisti" composti da Luigi Aimo Cerati sono stati collocati nella sede dell'Ordine, come visibile dalla documentazione fotografica, con un semplice ma efficace allestimento. Scrive in proposito l'ingegner Andrea Tagliabue, Consigliere della Fondazione, in "Fare arte l" (Nodo Libri 2011: Dall'utile al bello): "mi ha molto colpito, quando ho conosciuto Aimo Cerati, la sua capacità di trasformare oggetti di uso comune come le pavimentazioni stradali, i chiusini e le griglie di fognatura in vere opere d'arte; egli è riuscito, in una trasfigurazione che ha quasi del magico, a trasformare il rasoterra nel prezioso e anche, se mi è concesso, a far entrare la normale ed usuale opera ingegneristica, che generalmente appartiene alle categorie dell'utile e del razionale, nella categoria del bello".
Sono perfettamente d'accordo col collega Andrea Tagliabue ma mi permetto di aggiungere alcuni concetti relativi alle ulteriori possibili coniugazioni tra l'ingegneria e l'arte.
Il prof. Pierluigi Tozzi, docente di geografia storica del mondo antico all'Università di Pavia, nel saggio "I luoghi degli uomini" 2004, sostiene che la civiltà di un popolo si giudica dall'ingegneria del sottosuolo, ovvero da: reti fognarie, canalizzazioni idriche, reti energetiche e che la civiltà romana d'occidente è caduta quando non era più in grado di smaltire il refluo urbano, dalla stessa prodotto.
I "frottages urbani" di Luigi Aimo Cerati non sono, secondo quanto definito dal Tozzi, da vedersi solo come opere artistiche ma anche come opere di conoscenza: egli ha concepito per primo la visione orizzontale della città, indagando l'ambiente urbano nei suoi aspetti ingegneristico-reconditi più che in quelli architettonico-monumentali. Il Cerati dalla dura pavimentazione ovvero dalla solida concretezza prende, con grande umiltà, possesso dello spazio pubblico, delle superfici e materiali: pavimentazioni di strade e piazze, acciottolati, lastroni, tombini, grate, piastre con scritte metalliche in rilievo e indaga pazientemente sino a captare i dettagli delle fughe delle pietre ed i segmenti dei profilati perimetrali dei chiusini. 28 I tombini sono infatti sin dall'antichità un luogo di informazione in quanto possono indicare le coordinate del sistema urbano: la rete dell'energia elettrica, il sistema delle acque di scolo, la rete delle comunicazioni, ecc.
Quale è la tecnica del Cerati? Egli pone le tele sullo spazio pubblico ed esegue il frottage con pezzetti di moquette intrisi di colori ad olio oppure più semplicemente con le cere grasse e colorate e rileva alcuni elementi del sistema urbano, dando la sua testimonianza dell'attualità, del vivere della società, della comunicazione, dell'informazione. In particolare l'artista si compiace molto quando può rilevare un tombino tondo, che con l'invadenza della curva cerca di prevalere sulla disposizione ortogonale delle pietre costituenti la pavimentazione. Significativo in tal senso, anche se in mostra solo al Museo della Seta, è il frottage eseguito in olio su tela "Como Centro" di 265x289 cm., commissionato nel 1993 dall'Archivio Nodo Libri. Lo storico Fabio Cani, dallo Studio Nodo, ha trovato il "baricentro" di Como (tenendo in equilibrio con una puntina la foto zenitale della città murata incollata su cartone) in un preciso punto della piazza del Gesù. ln quel sito non a caso si è insediato il primo Foro romano ed è stato eretto il Broletto romanico; Luigi Aimo Cerati ricalca quella parte della piazza del Gesù (Como Centro) evidenziando la tessitura della pavimentazione lapidea e ben tre tombini, su uno dei quali è riportata con evidenza la scritta "Comune di Como".
Un altro significativo legame con il lavoro dell'ingegnere nell'opera del Cerati è rilevabile nei "legni dei marmisti".
L'artista con pazienza raccoglie e valorizza gli "avanzi del cantiere" ovvero i legni dei marmisti derivanti dalla lavorazione delle lastre lapidee. L'ingegnere, come il Cerati, è colpito dalla bellezza del cantiere in cui lavora e infatti, come sostiene Le Corbusier, il cantiere è più affascinante dell'opera compiuta, Luigi Aimo Cerati comprende questo concetto e raccoglie i legni di palissandro indiano, che chiama "feriti" in quanto interessati dai tagli delle lame per la lavorazione delle lastre di marmo, eseguita secondo il disegno dei progettisti, tra cui' gli ingegneri. Luigi Aimo Cerati ricompone gli avanzi di palissandro e li modella in nuove figurazioni scultoree, esposte anche nella sede dell'Ordine. Non vorrei esagerare ma a me sembra che l'artista ne prenda l'anima segnalando le ferite con strati di colore variegati oppure unendo le ferite/ fessure con nastri colorati di lana o di metallo a seconda delle necessità costruttive. Luigi Aimo Cerati è quindi un ingegnere virtuale perché sa vedere nel legno, nel sasso, nelle superfici lapidee quello che gli altri non vedono: la essenza materica.
Ringrazio quindi la Fondazione dell'Ordine degli Ingegneri di Como perchè con questa bella mostra ci ha fatto comprendere che il nostro lavoro è ricco, come l'opera del Cerati, della poesia del quotidiano.
I nostri progetti o calcoli non sono frutto di un semplice tecnicismo ma di una creatività umile, tenace ed appassionata che, se non nei casi storici di ingegneri come Alessandro Antonelli o Pierluigi Nervi, non è così visibile nelle opere compiute con l'evidenza poetica che si può cogliere girando per i cantieri.

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