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LUIGI AIMO CERATI
Il Tempo e la Materia


La vita e l'opera di Luigi Aimo Cerati

Testi critici


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"Ovvio mai banale"
di
Gerardo Monizza - 1999



Osservare e trasformare quello che a tutti sembra ovvio, banale, troppo semplice in una piccola emozione. Luigi Aimo Cerati fa così: da quasi trent’anni ha scoperto un nuovo mondo e lo guarda; poi lo ammira, lo contempla, lo assorbe. È sempre il solito vecchio mondo bistrattato o offeso che calpestiamo; i soliti alberi che ci fanno ombra e che poi tagliamo; le pietre che abbandoniamo, il sasso che lanciamo; i colori che impastiamo, insomma le ordinarie cose che stanno sotto i nostri sguardi e che maneggiamo da sempre, ma senza interesse. Luigi Aimo Cerati le prende, le trasforma e le mostra con candore ai nostri sempre stupefatti occhi.
Di mestiere, Cerati, fa l’ambulante; ombrelli e cappelli sono la merce che vende da mezzo secolo in posti fissi, sui viali e nelle piazze della provincia di Como. Stare all’aria aperta lo ha messo in contatto diretto con l’umanità frettolosa dei clienti e, per non annoiarsi, la gran parte li ha trasformati in amici; il contatto quotidiano con la terra e il marciapiede, l’asfalto e il porfido, lo ha costretto a guardare le superfici con occhi differenti.
Nessuno – solitamente – vaga per la città osservando di che materia son fatte le cose o di che tipo di righe sono segnate le superfici; per comprenderne la qualità bisogna lasciar volare la fantasia. Come quando i fanciulli osservano il cielo in cui nubi cicciose s’addensano e si sciolgono formando figure mutevoli che possono richiamare un viso, una nave, un gruppo di animali o anche niente, ma sono belle lo stesso: così Cerati sa vedere in un legno, in un sasso, nel marmo quello che gli altri non vedono.
Le cose normali, nelle sue mani, riprendono una vita nuova; si trasformano, brillano, diventano ciò che tutti vorrebbero far diventare le cose banali: cose belle. Il progetto artistico di Luigi Aimo Cerati non segue di certo il buon senso; quale artista che non insegua il “mercato” può dirsi un seguace della logica del profitto? Infatti Cerati – uomo generoso e solare – crea, ma separato dagli schemi imposti dalle gallerie, dalle conventicole dei critici, dai gruppi più o meno organizzati degli artisti e delle accademie. Cerati è un battitore libero, fuori da ogni schema possibile dei giochi dell’arte. È libero come la materia che usa.
Da quando s’è scoperto – dentro – la gran voglia di creare, di fare, di sperimentare, non ha mai smesso un istante di osservare la natura e i manufatti dell’uomo per cavarne idee, suggerimenti, indicazioni, percorsi, nuove forme. Cerati concepisce la figura dell’artista a tutto tondo: il che vuol dire essere contemporaneamente pittore, scultore, incisore. Le sue opere sono anche “performance” coinvolgenti (come quando stende una tela sul pavimento di una piazza e ricalca con cere colorate e grasse le asperità della pietra fino a trasformarla in pura sovrapposizione di colori) e lievi: attirano i bimbi, chiamano gli adulti, impongono ai critici un’attenzione particolare.
Cerati è incapace di non osservare con gli occhi candidi di un fanciullo e scopre le cose come se ogni volta si trattasse di grandi novità. Che sia poesia?

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