Archivio Attivo Arte Contemporanea
http://www.caldarelli.it

LUIGI AIMO CERATI
Il Tempo e la Materia


La vita e l'opera di Luigi Aimo Cerati

Testi critici


indice | biografia | opere | testi critici | mostre | bibliografia | documenti  |  home


"Cerati: dalla strada all'arte semplice"
di
Gerardo Monizza - 1999



Luigi Aimo Cerati nasce a Mariano Comense, in Brianza, nel 1932. Nipote di ombrellaio (con carretto e negozio) e figlio di ambulante (che dall’artigianato passa al commercio), non abbandona il mestiere di famiglia portato avanti insieme alla moglie Luisa e – anzi – lo trasmette al figlio Aimo. Del mestiere si è sempre servito per trovare idee, sollecitazioni, sensazioni che solo il mondo esterno (quello consumato sotto il sole cocente, la pioggia senza tregua, il vento che sconquassa tutto) può dare. Del mestiere di ambulante (che è e resta commercio) ha fatto così un’arte dell’osservazione (che è conoscenza).
Luigi Cerati, da giovane, dipingeva per passione con tendenza al figurativo, ma l’intuizione di usare pezzi di materia consumata e caratterizzata dai segni del lavoro e poi abbandonata, dimenticata, spezzata dalle maestranze, lo hanno reso un anticipatore di un’arte povera, riciclata eppure sorprendente e originale.
Dai pezzi della quotidianità Cerati prende (o meglio riprende, si riappropria) le forme stravaganti che è capace di trasformare in oggetti, in sculture. Sono tronchi scavati e poi lucidati oppure forati e collegati da linee (immaginarie) di colore o da placche di metallo; sono pietre ricavate dagli avanzi delle lavorazioni dei marmisti, sono legni fresati, erosi, incisi nel più profondo dalle lame sfavillanti che possono rivelare la consistenza e l’intimo della materia.
Sono alberi. Piccole sculture vibranti fatte di tronchi, di rami e di foglie in metallo lucente che si muovono al vento tintinnando. Sono alberi allegri e, se ancora Luigi Cerati ha un sogno non realizzato, è di vederne uno enorme, a grandezza naturale, costruito di tanti piccoli pezzi modulari e sorretto da un fusto lamellare, flessibile. Un albero mobile, variabile e sonoro per un giardino o per una piazza. Una scultura gioiosa.
Verso i primi anni Ottanta Cerati, uomo dei sogni, guarda per terra. Si accorge che i pavimenti, le strade, le piazze, i gradini (ma pure i tombini, le grate, le piastre in genere), tutta la parte che sta sotto i piedi esiste. Vive come forma. Una forma che riesce, nelle sue mani e con i suoi pastelli grassi, a diventare emozione. Numerosi son quelli che a vedere un tombino riportato sulla tela vanno in estasi; non è improvvisa pazzia d’artista e di visitatori: è la soddisfazione che prende quando si fa una bella scoperta.
La tecnica del frottage, in cui Cerati eccelle, supera con il suo lavoro la semplice soglia del ricalco per diventare un momento di consapevolezza e di conoscenza. Stranamente, osservando quei suoi quadri che riportano quasi vere le parti orizzontali della terra e delle città, nessuno dice: saprei farlo anch’io. Un conto è ricalcare; un altro è sapersi appropriare delle cose assorbendone forma, materia e colore, prendendone l’anima.

TORNA ALL'INDICE DEI TESTI

indice | biografia | opere | testi critici | mostre | bibliografia | documenti  |  home

Archivio Attivo Arte Contemporanea
Galleria d'arte Il Salotto - Como - archivio storico documentativo - www.caldarelli.it - miccal@caldarelli.it
Il Copyright © relativo ai testi e alle immagini appartiene ai relativi autori