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LUIGI AIMO CERATI
Il Tempo e la Materia


La vita e l'opera di Luigi Aimo Cerati

Testi critici


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Gerardo Monizza

Introduzione al volume "Luigi Aimo Cerati - un naif astrattista"
edito da Nodo libri - 2011
per la mostra antologica di Luigi Aimo Cerati
presso il
Museo didattico della Seta - Como - giugno 2011



Le pagine che seguono non sono il catalogo completo e meditato dell’opera di Luigi Aimo Cerati, semmai un ragionamento sul tema della trasformazione del lavoro artigianale in segno artistico che Cerati ha compiuto con consapevole determinazione. È una riflessione sulla capacità di fare che si trasforma da gesto costruttivo – che usa la materia per produrre un oggetto utile, Cerati era un ombrellaio – a segno estetico dove la materia o i materiali acquisiscono, attraverso un elaborato sistema creativo, diversi e più profondi significati.
Questo catalogo è un omaggio ad un amico scomparso nel 2009 e che ha lasciato in molti di noi (e anche in tanti altri che professionalmente non s’occupano d’artigianato e d’arte) un indimenticabile ricordo. Il sentimento profondo che univa “il Cerati” a decine di persone era e rimarrà indelebile. Tuttavia questo catalogo vorrebbe essere – soprattutto – un omaggio all’artista che lentamente s’è sostituito all’artigiano variando una sapienza naturale specializzata in anni di lavoro in un gesto di progettazione creativa. Cerati era un creativo di grande umiltà la qual cosa potrebbe rientrare nella sfera delle contraddizioni; insomma non era un artista con una concezione assoluta della propria arte, ma “umilmente” cercava di cogliere nella realtà ciò che si sarebbe potuto trasformare – sotto i suoi colpi inventivi – in opera estetica. Non aveva altre ambizioni che quella di modellare il bello. Anche il buono.
Forse proprio questa ossessione del “buono” ricercato fino alle estreme conseguenze ne avrebbe limitato la ricerca pure, fuori dagli schemi, libera da pregiudizi. Il buono non è sempre bello così come il bello non è sempre arte.
Nella sua vasta produzione – frutto di un lavoro durato circa trent’anni – Cerati ha toccato diverse strade di cui questo catalogo magari non ragionato, ma in qualche modo esemplare, cerca di dare conto. L’arte del frottage è usata come visione del particolare e dell’orizzontale del mondo; Cerati non la sviluppò come semplice “sfregatura” dei pavimenti e delle strade, ma come presa di possesso di uno spazio (quasi sempre pubblico) e di coscienza delle superfici e dei materiali.
Aveva anche trasformato gli avanzi delle lavorazioni dei marmisti dalla condizione di “assi” senza apparente senso (derivati dai tagli occasionali delle lame sul legno) in figurazioni cromatiche rimodellate secondo i principi di un’arte molto concreta.
I testi che seguono ripercorrono i diversi ambiti artistici toccati da Luigi Aimo Cerati dal 1976-80 al 2009. Sono stati di seguito ripubblicati come testimonianza dell’attenzione che già all’origine dell’attività di Cerati alcuni critici avevano dato alla sua opera. Luciano Caramel primo tra tutti e Alberto Longatti, Luigi Cavadini e – in tempi recenti – Elena Di Raddo; poi numerose gallerie d’arte (Mauri di Mariano Comense; a Como Il Salotto e l’Atrio per limitarci nell’elenco) e diverse pubbliche amministrazioni sensibili e attente a cogliere l’estro creativo di un artista tutt’altro che semplice.
Gli scritti dedicati al Cerati artista del frottage sono numerosi. Se ne occupò persino Mario Radice, il celebre pittore astrattista, che teneva una rubrica di critica d’arte su “La Provincia” di Como e altri che per economia di spazio non sono stati qui nuovamente pubblicati.
Il catalogo dunque ripercorre il percorso della mostra curata da Ilaria Giussani e voluta dal Museo didattico della Seta di Como come segno dell’antica amicizia e collaborazione tra Bruna Lai, Guido Ambrosini e altri collaboratori del Museo. L’allestimento progettato dai giovani architetti Davide Corti & Davide Corti presenta l’intero percorso artistico di Cerati ricollocandolo in cinque sezioni: i “Frottage”, i “Legni dei marmisti”, la serie “Trasmissione del colore”, gli “Alberi della Pace” e – ovviamente – le “Planches” dalle quali nacque la collaborazione tra l’Artista e il Museo. Ogni sezione è qui presentata da una breve scheda descrittiva.
La mostra si completa in altre due sedi: l’Accademia di Belle Arti “Aldo Galli” di Como in cui l’opera di Cerati viene presentata come stimolo per i giovani studenti ad affrontare il “fare arte” come gesto di semplicità; anche un invito alla perseveranza e alla modestia.
Alla Fondazione dell’Ordine degli Ingegneri, nella casa che fu di Alessandro Volta ricca d’arredi e di decori, le opere di Cerati riportano al “calcolo” che ogni intervento creativo può sviluppare per raggiungere la quota dell’arte e alla “bellezza” che si può ricavare dalla materia povera, magari anche avanzo del cantiere.

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