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LUIGI AIMO CERATI
Il Tempo e la Materia


La vita e l'opera di Luigi Aimo Cerati

Testi critici


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"Un percorso nuovo sulla via della seta"
di
Alberto Longatti

dal volume "Luigi Aimo Cerati - un naif astrattista"
edito da Nodo libri - 2011
per la mostra antologica di Luigi Aimo Cerati
presso il
Museo didattico della Seta - Como - giugno 2011




Quando Luigi Aimo Cerati vide per la prima volta le planches per la stampa su tessuti serici conservate presso il Museo didattico della Seta gli si spalancarono gli occhi. Quegli oggetti aprivano una possibilità nuova di creare frottage, un’operazione diversa da quella per lui ormai abituale di ritrarre impronte della realtà urbana. Erano infatti, per le ridotte proporzioni e la conseguente maneggevolezza, strumenti in grado di suggerire composizioni già predisposte non già per essere riprodotte integralmente, ma solo per fornire una traccia a nuove, più articolate e soprattutto libere strutture formali. Adottarle senza accettare il loro uso ripetitivo significava intraprendere ricerche intorno a quell’uso e superarlo, scatenando la propria capacità inventiva.
Poi, a sollecitare l’entusiasmo dell’artista, c’era la materia stessa di molte planches. Non quelle in lega di piombo-stagno-antimonio delle “piombine” né altre costellate da chiodi di ottone, ma le più duttili in legno di pero con base in legno di melo: una materia che era solito adoperare in tante sculture d’impronta primitiva. Una materia esistente in natura e non da laboratorio, secondo il suo modo d’intendere l’arte, la vita.
Era l’anno 1991. Fra le settecento planches conservate nel Museo, provenienti dall’attività all’inizio del ’900 di ditte locali come la Francis Clivio, la Tintoria Comense e qualcuna anche reperita nei depositi di ditte francesi, Cerati ne scelse cinquantaquattro, lavorando alacremente per estrarre da esse, premendole su drappi di seta, una prima immagine e quindi sfregandola, alterandola, sovrapponendovi altre immagini disegnate, arricchite da una fantasmagoria di colori. Riuscì anche a variarne le dimensioni, aggiungendo al riquadro originario appendici che lo prolungavano verticalmente mediante altre divagazioni pittoriche, stavolta direttamente tracciate sul tessuto con l’estro visionario che gli era proprio.
Fu un periodo fecondo per l’artista, una pausa operativa nella sua consueta produzione, con risultati di particolare fascino, di persuasiva grazia, di limpida effusione cromatica. Un omaggio al mondo della moda che Cerati apprezzò al punto da affezionarsi al Museo e a tutto ciò che rappresenta nella storia dell’industria serica lariana, giungendo persino ad improvvisarsi guida per giovani visitatori che sostavano ammirati davanti agli immobili telai esposti suggestionandoli con le sue spiegazioni da appassionato neofita, instancabile ricercatore di sensazioni tattili e visive.


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