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LUIGI AIMO CERATI
Il Tempo e la Materia


La vita e l'opera di Luigi Aimo Cerati

Testi critici


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"La magia delle superfici di Luigi Aimo Cerati"
di
Elena Di Raddo

dal volume "Luigi Aimo Cerati - un naif astrattista"
edito da Nodo libri - 2011
per la mostra antologica di Luigi Aimo Cerati
presso il
Museo didattico della Seta - Como - giugno 2011





I situazionisti negli anni Sessanta chiamavano détournement la pratica di vagare nelle strade delle città e immergersi nella vita quotidiana alla ricerca dell’ispirazione artistica: un mezzo per sperimentare modalità nuove per avvicinare l’arte alla vita. Secondo tale prassi la pratica artistica, quindi, non doveva essere intesa come una dimensione elitaria, riservata a pochi uomini “di genio”, come li definivano i simbolisti, ma come una dimensione creativa intrinsecamente legata al reale.
In tale chiave va interpretata anche l’attività di Luigi Aimo Cerati, artista di strada, che ha amato il contatto diretto con la quotidianità, sia nella vita lavorativa che in quella più intima e segreta di artista. Come autodidatta avrebbe potuto limitare il suo campo di indagine all’esecuzione di paesaggi en plein air, ma la sua indole curiosa e l’anima sperimentale lo hanno salvato dal cadere nell’equivoco di un’arte tradizionalmente intesa, la pittura da cavalletto, appunto, e lo hanno portato invece ad affrontare una forma artistica molto più attuale, in sintonia con le ricerche artistiche del post-concettuale. Si è affidato a una pratica molto simile a quella dei situazionisti immortalando nelle sue opere non l’immagine della realtà e neppure la sua interpretazione emozionale, bensì la realtà stessa nella sua concretezza: quella della strada. Luogo per eccellenza scontato della vita quotidiana e anche più trascurato sotto il cammino veloce dei passanti o delle auto, la strada ha costituito per diversi anni l’ambito privilegiato delle operazioni artistiche di Cerati. In un certo senso, anzi, si può dire che egli abbia trasformato lo spazio anonimo della strada in un “luogo”, inteso, secondo la teoria di Norberg Schulz, come ambiente dotato di una sua pregnanza e identità.
I tombini e il selciato in particolare, riprodotti sulla superficie della tela attraverso il frottage, sono divenuti, grazie al paziente lavoro di Cerati, qualcosa di vivo, testimonianza della vita del luogo da cui provengono. I tombini infatti, dall’antichità ad oggi, costituiscono di per sé un luogo di informazione e danno le coordinate del sistema urbano stesso della città. Acque di scolo, energia elettrica, telecomunicazioni sono tutti ambiti del sistema cittadino che sono indicati proprio da questi elementi, freddi e apparentemente insignificanti. Cerati lo ha intuito e ne ha fatto il soggetto delle sue opere proprio in quanto testimonianza concreta di tale sistema. Per questo il suo lavoro artistico è essenzialmente un lavoro di ricerca, non banale, né scontato, ma frutto dell’osservazione attenta di un’anima sensibile verso i temi dell’attualità, del vivere nella società della comunicazione e dell’informazione.
Al di là del risvolto sociale della sua opera, però, Cerati rivela anche un’anima estetica, sia nella ricerca dei colori e della composizione presente nei frottage, sia nel suo volersi inserire nella storia dell’arte tra quegli artisti che amano la sperimentazione delle tecniche e dei materiali. Anche per questo egli si è voluto cimentare con la sperimentazione della sua tecnica su una superficie piena di valenza estetica come quella delle planches di legno per la stampa a mano: matrici ricche di elementi floreali e astratti, divenute oramai pezzi museali, che ha voluto immortalare e in un certo senso far rivivere nella loro immagine attraverso lo sfregamento su un tessuto di seta della loro superficie intarsiata. Attraverso questa tecnica che ha affascinato un grande artista come Max Ernst, e che possiede la magica aura fanciullesca di far emergere forme nascoste sotto una superficie neutra, il processo creativo prende vita lasciando che il caso, guidato dall’artista, contribuisca al risultato finale. Le immagini delle planches assumono così la valenza di un’apparizione, la magia di un’improvvisa esplosione di forme colorate, perdendo la finalità operativa della stampa e assumendo quella artistica della creazione.


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