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"Valore di un'esperienza" di Rosa De Rosa
dal volume "Luigi Aimo Cerati - un naif astrattista" edito da Nodo libri - 2011 per la mostra antologica di Luigi Aimo Cerati presso il Museo didattico della Seta - Como - giugno 2011
Abbiamo accettato con entusiasmo
di accogliere presso l’Accademia di Belle Arti “Aldo Galli” una
piccola parte delle opere (“frottage urbani” e “legni dei
marmisti”) della mostra su Luigi Aimo Cerati in corso al Museo
didattico della Seta e all’Ordine degli Ingegneri. E ne abbiamo
approfittato per fare un esperimento didattico basato su una semplice
domanda: qual è il valore di una mostra all’interno di
un’Accademia? I nostri giovani vivono qui
un’esperienza al confine tra ricerca di professionalità e
produzione artistica, e quindi tra le fatiche dell’imparare e la
gioia di esprimere liberamente la propria immaginazione. Non c’è
dubbio che l’esplorazione del panorama dell’arte di oggi sia alla
base della loro capacità di costruire un proprio alfabeto e un
proprio catalogo visivo, e che essa determini le forme mentali con le
quali si interpretano, diversamente in tempi diversi, i grandi
maestri e si individuano forme, tecniche e modalità del proprio
originale itinerario espressivo. L’organizzazione e il governo
di questo prezioso e personale catalogo sono solo in parte il frutto
di strategie didattiche convenzionali. Infatti non basta che il luogo
in cui si impara sia “affacciato” sul contesto urbano e
territoriale, occorre che sia davvero aperto su di esso, cioè che ne
faccia parte, ne condivida istanze ed eventi. Da questo punto di
vista, la presenza delle opere di Cerati all’Accademia ci consente
di “abitare” pienamente la città, uscendo dal contesto di
“simulazione” che è parte di ogni intervento pedagogico, e di
riflettere con gli allievi, in una situazione reale, sulle relazioni
tra produzione e fruizione dell’opera d’arte. Operazione alla
quale è connesso un altro importante aspetto del nostro lavoro
quotidiano, quello dell’allestimento, cioè delle modalità di
comunicazione del prodotto artistico. In questo caso, i vincoli
piuttosto severi degli spazi ci hanno guidato verso una soluzione,
l’allestimento nella cappella dell’Accademia ideato da Monica
Sampietro, che è iniziata come una sfida ed è diventata
un’ulteriore occasione di sperimentazione. Le panche di legno, innalzate sui
fianchi e affiancate in coppie, sono diventate supporti per le opere
pittoriche (due panche residue sono state lasciate al centro per
poterle ammirare), mentre le sculture hanno trovato posto sull’altare
nei vani finestra, dove devono essere lentamente scoperte dal
visitatore. Con questo esperimento di “allestimento con
riciclaggio” ci sembra che la sacralità dell’ambiente, ora
abitato dall’arte di Cerati, sia armonicamente rispettata.
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