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"Le geometrie rasoterra di Luigi Aimo Cerati”" di Luigi Cavadini
Testo pubblicato dal quotidiano “La Provincia” di Como
nel novembre 1991
“Rasoterra”
è il titolo di una mostra recente di Luigi Aimo Cerati. E racconta
bene il senso e i modi della sua pittura. Perché Cerati non è
artista da atelier quanto artista di strada. La strada è infatti
elemento fondamentale del suo lavoro. Soggetto e strumento. Soggetto
in quanto ogni immagine dipinta è “ ritratto” di un pezzo di
strada; strumento perché è essa stessa matrice di ogni opera. La
tecnica di Cerati è del tutto singolare. Una grande tela stesa sulla
strada, i colori ad olio e un tampone per trasferire i colori sulla
tela, dopo un attento frottage (il termine, che indica lo sfregamento
del tampone sulla tela, è stato assunto come denominazione per
questa tecnica artistica) la tela comincia a prendere l’aspetto
della strada. Un intervento banale, come quello che fanno i bambini
quando, strofinando la grafite della matita sulla moneta, riportano
sulla carta l’immagine che vi compare in rilievo. E il gioco è
fatto. Cerati non ha scoperto niente, verrebbe da dire. E invece ha
scoperto la strada. Che
percorriamo tante volte, che vediamo senza guardare. Ci accorgiamo se
è malandata, quando è malandata, ma quando è tenuta alla
perfezione non la notiamo nemmeno. E invece ha molte cose da
suggerire, molte forme da mettere in mostra, molti particolari che
meritano di essere osservati con attenzione. E Cerati allora è lì.
Ne sceglie un frammento, lo definisce con l’occhio e la mente,
prima che sulla tela, poi va a strofinarvi sopra (sopra la tela) con
i colori della sua tavolozza rispettando a volte i colori della
strada, a volte sostituendoli con quelli della sua fantasia, con una
interpretazione che va ben oltre il racconto di ciò che si vede. Le
geometrie che si perdono nel lungo nastro di pietre o sull’ampia
superficie della piazza vengono allora pienamente alla luce, con le
fughe che separano pietra da pietra, con i chiari segmenti dei
profilati che perimetrano i chiusini, con i tombini tondi che
emergono con la “invadenza” della curva che tenta di prevalere
sul perfetto disporsi ortogonale delle pietre. L’effetto
che ne deriva è quanto mai suggestivo, i segmenti che si incontrano
secondo una tecnica e una estetica già definite trovano, nello
spazio limitato della tela, una possibilità espressiva in più, in
un “gioco” che è quanto mai rigoroso perché trasferisce il
consueto, il banale, in un ambito di “lettura” più
significativo, l’opera d’arte appunto. La
selezione dei frammenti e le combinazioni degli andamenti geometrici
diventa momento creativo per l’artista che riesce ad astrarre dal
contesto e ad elevare ad una dimensione che spesso è solo e
puramente lirica. Cerati,
con opere di sottile qualità estetica, ci pone praticamente di
fronte a noi stessi e di fronte al vissuto quotidiano portando in
luce elementi rimossi di una visione che si fa sempre più
superficiale. In ciò egli fa vera arte, perché, dai tombini o dal
succedersi delle “tessere” del quotidiano mosaico di strade e
piazze, egli sa trarre – per tutti – elementi di umanità e di
poesia.
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