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LUIGI AIMO CERATI
Il Tempo e la Materia


La vita e l'opera di Luigi Aimo Cerati

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"Centro Città"
di
Fabio Cani

dal volume "Luigi Aimo Cerati - un naif astrattista"
edito da Nodo libri - 2011
per la mostra antologica di Luigi Aimo Cerati
presso il
Museo didattico della Seta - Como - giugno 2011




Alla fine del 1993, all’approssimarsi della pubblicazione dei primi due volumi di Como e la sua storia (Fabio Cani e Gerardo Monizza, NodoLibri 1993), cominciavamo a pensare a quale forma dare alla presentazione, a quali contributi offrire alla città per cogliere di se stessa altri aspetti, inediti e stimolanti, oltre a quelli presenti nei nostri libri.
Tra i non pochi “oggetti” messi a punto (video, musiche, parole) ci fu anche un frottage dell’amico-artista (o artista-amico?) Luigi Aimo Cerati. Un frottage che si dovrebbe dire realizzato “su commissione”, se simili formalismi avessero avuto un senso con una persona come Cerati. Comunque, un frottage realizzato con un obiettivo preciso: quello di raccontare la città da un punto di vista inedito – “rasoterra” come ci aveva insegnato a fare. Ma quale “pezzo” di città scegliere? O meglio: quale pezzo della sua superficie? Il procedimento fu una singolare mistura di scientificità e improvvisazione, in questo del tutto “ceratiana”, anche se fummo noi a metterla in atto.
La prima scelta fu dunque assolutamente scientifica e fu facile: il “centro” della città. Ma quale centro? Quello politico? Palazzo Cernezzi. Quello religioso? Il più antico: piazza San Fedele; l’attuale: piazza Duomo. Il centro economico? Qui si aprì il dibattito. Il centro turistico? Allora avevamo ancora un lungolago. Decidemmo in modo salomonico: il centro “fisico”, cioè “geometrico”, cioè il “baricentro”. Facile a dirsi, meno facile a farsi. Come si fa a trovare il baricentro di una città, sia pure tutto sommato delimitabile come la città murata di Como? La procedura fu tipicamente artigianale: stampata una fotografia zenitale della città, incollata su un cartone, ritagliata il più accuratamente possibile, fu relativamente facile individuare il baricentro, cioè il punto che permetteva di tenere in equilibrio (su una puntina) questo ipotetico modello in cartoncino della città.
La cosa divertente è che il punto individuato aveva un senso. Il nostro esperimento aveva infatti messo a fuoco un punto della piazza del Gesù, un luogo cioè carico di storia, non lontano (anzi, forse, molto più vicino di quanto si sia disposti ad ammettere) dal Foro della città romana e prossimo a una delle sedi del Broletto (cioè del potere civile) in epoca medioevale.
Cerati non si scompose. Niente affatto intimidito da un compito così carico di storia, si limitò a spostare il punto, da noi indicato con precisione millimetrica, di qualche spanna, perché quel punto – quello giusto – gli sembrava un po’ troppo anonimo per tirarci fuori un bel frottage. Per il resto ci prese piuttosto gusto e noi con lui.
Avevamo il vero centro della città. Così bello nessuno l’aveva mai avuto.


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