Archivio Attivo Arte Contemporanea
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Galleria d'Arte Il Salotto via Carloni 5/c - Como - archivio storico documentativo

dal 5 al 31 aprile 2008
Paolo Sistilli
alfabeto immaginario

ANTOLOGIA CRITICA
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Alfabeto immaginario

L'insieme di lettere che noi chiamiamo alfabeto viene usato, in una forma o in un'altra, da più di tremila anni come il più diffuso tra tutti i sistemi di linguaggio scritto. Una ricostruzione completa delle sue origini e del suo sviluppo forse non è stata ancora raggiunta. Studi recenti lo danno come una creazione tailandese, sta di fatto che sin dall'antichità si è ritenuto che la scrittura avesse un potere tale che questa sembrava invenzione troppo perfetta, troppo semplice e troppo completa per essere il prodotto di un puro sforzo dell'uomo, pertanto tutte le antiche ipotesi sulle origine dell'alfabeto ruotano intorno alla nozione di dono divino. Per gli studiosi ebrei Dio avrebbe dato le lettere in forme differenti, ad Adamo nell'Eden, ad Abramo quando lasciò la Caldea e a Mosé sul Sinai. Nella tradizione islamica le lettere furono da Allah regalate ad Adamo ma negate agli angeli, mentre in India la leggenda attribuisce le origine della scrittura a Ganesha, il dio della saggezza dalla testa di elefante, che si strappò una zanna e la usò come penna. Cercare un'unica origine per l'alfabeto è dunque percorso non praticabile meglio considerarlo come un prestito interculturale che nel tempo si è andato arricchendo. Plinio - siamo a Como come non citarlo - nel I secolo dopo Cristo affermò che l'utilizzo delle lettere era eterno e che l'antichità di questa pratica si estendeva ben oltre ciò che egli chiamava "storia autentica". Un argomento di fascino non indifferente perché, oltre ad offrire il mezzo per dar forma scritta al discorso o alle idee, l'alfabeto costituisce anche un apparato infinito di interpretazione come forma simbolica o ricerca grafica e artistica. E' sulla potenza seduttiva della scrittura che si basa il lavoro di Paolo Sistilli che si ispira a quella parte residua di testi murali, siano essi comunicazioni commerciali, slogan politici o religiosi, sopravvissuti alle intemperie, al tempo che li ha trasformati, sbiaditi, frantumati visivamente oltre che resi obsoleti e spogliati delle loro idee generatrici, del loro messaggio. Sistilli svolge una indagine di archeologia della comunicazione, di recupero di sbiadite testimonianze di mutamenti socio-culturali che sopravvivono indipendentemente dall'attimo della loro creazione e della loro distruzione: forme scritte che hanno perduto il loro criterio fonografico per recuperare quelle ideo-logografico. Se antichi papiri vengono registrati elettronicamente perché possano sopravvivere nel tempo a scapito del piacere visivo, tattile, intellettuale ed emotivo, diversamente Sistilli recupera frammenti di messaggio, anche solo singole lettere e le registra con la fisicità di fare arte, riportandole sulla tela con l'antica tecnica dell'encausto. Nascono così la serie di lavori intitolati "Alfabeto immaginario" Immaginario non perché frutto di fantasia ma perché Sistilli di ogni singola lettera immagina la forza ispiratrice, il pensiero che l'ha generata, l'essenza che conserva nonostante il tempo, le sensazioni e l'atmosfera di un'epoca passata in cui erano cariche di quel gesto umano che le rendeva poderose e non effimere, verba volant scripta manent dicevano gli antichi. Alfabeto immaginario perché lontano dal razionale costruito su cromatismi in continuo movimento in un divenire di sovrapposizione di moduli di colore di blu e rosso, di gradazioni di ocra, verdi, grigi e bagliori di giallo, di oro e bianco. Alfabeto immaginario perché il colore viene usato come un alfabeto musicale, come nelle notazioni fissate da San Gregorio alle 7 note, un preludio in bianco, una sinfonia in grigio e rosso, una suite in verde e marrone o una fuga in blu. Colore e tecnica dell'encausto rafforzano il concetto di archeologia della comunicazione restituendoci lo stupore della riscoperta di frammenti di antichi muri pompeiani e nel contempo invitandoci, nell'era dei media elettronici, ad una suggestiva rappresentazione e riflessione su questo meraviglioso strumento di sapere storico, ricerca spirituale e speculazione immaginativa che è l'alfabeto.

Rosabianca Mascetti (Como - aprile 2008)

 

Alfabeto immaginario

Utrecht, luglio 2006 Caro Paolo, qualche tempo fa sei comparso in uno dei miei sogni. Lascia che ti racconti tutto quel che è successo. Era in una notte d'estate calda e afosa, alla fine del XXI° secolo. Ti trovavi in una cattedrale di cui erano rimasti in piedi solo i muri esterni. Lo scenario mi ricordava molto il film Nostalgia di Andrej Tarkovski (1932-1986). Con tre amici sedevi ad un tavolo rotondo, riccamente imbandito di cibi e bevande. Vi deliziavate godendo di ciò che vi veniva offerto e scambiavate in tutta franchezza le vostre idee sui modi in cui nascono i quadri e su quale espressività poetica essi ancora possedessero, a distanza di tanti decenni. Oskar Schlemmer (1888-1943), l'artista del Bauhaus, aveva portato con sé alcuni dei suoi quadri a finestra (1942). Osvaldo Licini (1894-1958), nato e cresciuto come te nelle Marche, mostrava suoi paesaggi della Costa Azzurra (1917-1926), ed il modernista indonesiano Ahmad Sadali (1924-1987) vi presentava i suoi dipinti liricamente astratti. A tua volta avevi scelto tre soggetti della dalla serie Reliquie d'arte (2005) ed alcuni esempi della serie Alphabet imaginaire (2005-2006). Su di una cosa eravate tutti assolutamente d'accordo, e cioè che l'arte è in grado di dare un'idea dei veri moventi dell'agire umano. Prima che potessi venirne a sapere di più, mi sono svegliato ed il sogno era svanito. Nel catalogo della Casa d'aste Christie's di Hong Kong ho trovato alcune riproduzioni delle opere di Ahmad Sadali. A prima vista salta all'occhio l'affinità formale. Ambedue impiegate regolarmente simboli calligrafici, sottolineate la struttura e ponete accenti con l'oro in foglie. Per quanto riguarda quest'ultimo elemento c'è però una chiara differenza nel vostro rispettivo patrimonio ideale di fondo. L'indonesiano lo considerava un mezzo per dare espressione alla propria dedizione a Dio. Nel caso tuo si può stabilire un rapporto con l'alchimia, nel tentativo di trasformare in oro metalli comuni. Che è al contempo una metafora di un processo di pulizia, e non si intende solamente la ripulitura di materiali, bensì anche la purificazione ovvero illuminazione dello spirito umano. I tuoi nuovi dipinti meritano non solo di esser guardati, vanno anche letti. Vi si tratta inequivocabilmente di una lingua sconosciuta, che vorrei chiamare, riferendomi al suo ideatore, sistilliano. Non disponiamo (ancora) né di un dizionario né di una grammatica. È una lingua originaria, che non si parla da nessuna parte e che sino ad oggi un unico individuo conosce, peraltro padroneggiandola perfettamente. Da un lato risale alle origini, ai fondamenti della comunicazione, dall'altro consente uno sguardo al futuro, su forme nuove di comunicazione. Si potrebbero anche istituire dei paralleli con la musica; un paragone che vale per i dipinti della serie Alphabet imaginaire a fondo blu. Il freddo blu simboleggia il coro o l'orchestra, il caldo rosso sta per il solista. Per venire a capo dei prodotti della tua immaginazione i nostri occhi dunque non bastano. Dobbiamo coinvolgere anche altri organi, come il senso del tatto e l'orecchio. Procedendo in questo modo, un ampio spettro di significati si rende agevolmente accessibile.

Dick Adelaar
storico e critico d’arte curatore Central Museum Utrecht
(trad. di Paola Barbon)


da: Dalla stessa terra (con Raffaele Iommi)

Nulla conosciamo ma tutto immaginiamo. La trasformazione nel tempo nelle intemperie di antichi testi murali siano essi comunicazioni commerciali o slogan politici religiosi sovrapposizioni storiche testimoni di mutamenti epocali oramai illeggibili sbiadite che hanno perso la loro valenza verbale ma non la la loro carica, si possono ancora ricevere le sensazioni di epoche remote , il tutto sublimato in un archeologia della comunicazione dove il tutto rinasce grazie a dei nuovi alfabeti certamente immaginari Paolo Sistilli Gentili amanti del’arte, Oggi avete fatto una buone scelta ad essere qui presenti all’apertura di questa mostra. Perchè? Questo vado aspiegarvelo in poche parole. Paolo Sistilli e Raffaele Iommi. Due artisti con le stesse radici espongono i loro lavori. Tutti e due originari di Porto San Giorgio, nel’inverno un sonnolento paesone che si sveglia nell’estate con le attivita turistiche. Io considero Paolo e Raffaele come due scavatori fra gli strati oscuri della storia, degli archeologi dell’imaginazione per usare un termine usato da una critica italiana. Per mezzo del loro linguagio pongono la domanda che cosa è la comunicazione? Come leggiamo un quadro o una ceramica? Come familiarizziamo con la forma? Torniamo al tempo in cui una lingua si è transformata in lingue. Nella bibbia nel libro della Genesi 11, vedi la torre di Babele, Dio punì la superbia. Ma niente sembra trattenere l’uomo dalle sue aspirazioni irraggiungibili, costruire sino al cielo. Come punizione l’incomunicabilità. Nel momento in cui la gente non può communicare la babilonia di lingue è quasi sempre giudicata negativamente. Ma visto da un altra prospettiva. La confusione crea nuove possibilita. Il prolificare delle lingue è una ricchezza per il mondo. La lingua come l’identita di gruppo, come espressione del’ambiente, come cordone ombellicare del’origine. La base delle tutte lingue è l’alfabeto, l’insieme dei segni in ordine logico. L’alfabeto è una creazione Thailandese (secondo gli ultimi studi), composto da 76 segni indefinibili che fanno le funzioni di lettere. La nuova serie dei lavori di Paolo ha come titolo Alphabet imaginaire, la lingua idiosyncratica ne pone le basi. Imaginaire sta per immaginario, quindi lontano dal rationale. Non esiste un medio o apparato di ricerca che puo decifrare questi segni misteriosi, decodificare, dare un senso, una lettura, un immagine reale; eppure queste figure richiamano associazioni di idee, grazie al loro aspetto grafico, queste tele sono particolarmente musicali. Alcuni lavori ricordono uno scherzo o una sonata per piano di Chopin. La voce della pittora suona come tonalità musicali, le opere de questa ultima serie suggeriscono certe atmosfere, che variano dal riservato intimista en ad un urlo di esuberanza. Nella sua pittura Raffaele Iommi ci rimanda regolarmente alle biblioteche infinite e dorsi librari. Quando si guardano le copertine non si ha immediatemente cognizione del contenuto. Appaiano tutte come magiche formule in cui l’iluminazione scaccia le oscurita o sono libri di cucina le cui contengono ricette di pietanze celestiali pronte per essere servite? La conoscienza del mestiere gioca un grande ruolo sia nel lavoro di Paolo sia in quello di Raffaele, loro usano le techniche pittoriche egregiamente con magistrale uso dei contrasti di colore trasparence e composizione. Il mestiere e solo un aspetto. Allo stesso momento dobbiamo parlare di ‘Conceptual Art’, il movimento nell’arte moderna dove l’idea è centrale e la forma diviene secondaria. La forza di Paolo e Raffaele è la non schematizazione in una categoria, ma il ‘fine balance’ fra forma e contenuto. Due Italiani, come l’equilibrista dal omonimo disegno di Paul Klee del 1923 che ha sotto controllo la sua danza e lascia noi tutti testimoni dell’avanzare su una sottile corda

Drs Dick Adelaar
storico e critico d’arte curatore Central Museum Utrecht

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