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Il compito di progettare simili edifici, accordare le loro lunghezze, superfici e volumi, nell'Euritmia che avrebbe richiamato la divina perfezione del Cosmos, doveva toccare ad architetti che fossero "partecipi della scienza conoscitiva", come indica Vitruvio, per i quali raccomanda una formazione di tipo universale:

"Occorre che l'architetto sia letterato, esperto di disegno, sapiente in geometria, che conosca un assai grande numero di opere storiche, che abbia ascoltato con attenzione i filosofi, che sappia di musica, che non sia ignorante in medicina, che conosca il diritto, che abbia delle conoscenze di astronomia e sul sistema celeste. […] In ogni arte ed in ogni scienza l'architetto deve poter fare più di quelli che con i loro talenti e le loro ricerche hanno portato ogni dominio al suo più alto splendore".

Ma come poteva l'architetto racchiudere nel suo progetto una così grande varietà di conoscenze, di così differente natura? In realtà tutte queste discipline non vivevano separate l'una dall'altra, ma erano correlate da una struttura di fondo comune, un'omogeneità di principi che univa le leggi della composizione architettonica a quelle dell'armonia musicale, della geometria e dell'astronomia, ai principi dell'arte medica, oratoria o figurativa. E questa struttura di fondo si esprimeva in termini di ordine, armonia e proporzione.

Sembra che siano stati molti gli scritti relativi all'architettura a partire dal vi secolo a.C., per la maggior parte commentarii monografici che descrivevano una singola opera, quasi sempre di carattere sacro. Sappiamo da Vitruvio che gli autori di queste descrizioni erano gli architetti stessi, come Ictino, il cui scritto sul Partenone è andato perduto.

Dall'analisi proporzionale del Partenone fu individuata, già dai primi rilievi, la ripetizione del rapporto proporzionale di 4/9 in alcune delle sue dimensioni principali: tra larghezza e lunghezza dello stilobate, larghezza e lunghezza delle pareti della cella, altezza e larghezza del rettangolo che inquadrava la facciata, diametro di base e interasse delle colonne correnti. Ma il tracciato armonico progettato da Ictino si articolava ben oltre la ripetizione di questi rapporti aritmetici.

Tra le linee dell'edificio è celato un tracciato armonico omogeneo ed articolato, che si basa sul tema della sezione aurea. Si trova questa proporzione all'interno della cella, dove il filo interno delle pareti definiva con l'asse murario orientale un rettangolo avente i lati in rapporto aureo. Sui lati corti di questo rettangolo sono costruiti altri rettangoli aurei, che segnano i confini della sala delle colonne ioniche, del pronao e dell'opistodomo. Più in generale, l'intera dimensione dello stilobate è generata da una composizione di rettangoli aurei, che si estende al disegno della facciata, delle colonne e della trabeazione, fino alle dimensioni del fregio e dei capitelli. Questo gioco di proporzioni, che forse coinvolgeva anche la grandiosa statua crisoelefantina di Fidia, realizzava l'Euritmia architettonica legando armonicamente tutti gli elementi dell'edificio, con una tecnica compositiva molto simile a quella usata da Policleto per le sue statue.

Ictino realizzò con il Partenone la migliore espressione architettonica della cultura del suo tempo, un edificio in cui risuonava l'armonia musicale di un canto, la perfetta organizzazione del Cosmos, o la divina bellezza della Dea di Atene: la perfezione era stata sfiorata.

Tracciato regolatore del Partenone

 

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