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Tracciato regolatore del volto del Doriforo di Policleto Delle simili corrispondenze tra la realtà fenomenica e il corpo umano, non sfuggirono all'osservazione dei nostri antichi pittori e scultori, i quali studiarono con grandissima cura le proporzioni del corpo umano, elaborando dei canoni ideali per la loro riproduzione. L'esempio più celebre è sicuramente quello del trattato sulla "regola", o Canone, di Policleto, che presentava stretti legami con l'idea pitagorica dell'Armonia: "to
eu para mikron dia pollon ariqmwn ginetai" La relazione si fa ancora più stretta quando si cerca di cogliere l'ethos dell'opera, immersa in una calma apatica che non lascia trasparire alcuna emozione o sentimento specifico. Come nel pitagorismo le qualità morali non potevano caratterizzarsi in altro modo che per il loro essere equilibrio e Armonia, così Policleto esprime la sua "perfezione ideale" come un distacco dalla realtà che non è mancanza di ethos, ma un'elevazione verso un'armonia superiore fatta di equilibrio, misura e proporzione. L'architettura armonica Tutta l'arte greca, fino all'età ellenistica, si propose il raggiungimento della perfezione ideale, attraverso la produzione di opere che tendevano ad avvicinarsi sempre ad una bellezza di tipo assoluto o, in termini platonici, all'idea stessa di bello. Così, riproducendo la figura di un cavallo si cercava di rappresentare non tanto il particolare cavallo, quanto l'eidoV stesso dell'animale, la sua "cavallinità", come nei Kuroi di età arcaica si mirava a comunicare l'essenza assoluta dell'uomo, spogliata dagli aspetti casuali e mutevoli della vita. Ma fu probabilmente nel tempio che la rappresentazione di questa perfezione ideale trovò la sua più alta realizzazione. Scolpito con un'infinita cura di lavorazione nel materiale lapideo, l'edificio sacro possedeva un carattere di atemporalità e perfezione, che lo elevava dalla realtà fenomenica circostante alla dimensione trascendente dell'eidoV. Esso era una vera e propria pietrificazione del concetto di Armonia, costruito frequentemente su di un'altura, come se fossero stati gli Dèi stessi a collocarvelo. |
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