Archivio Attivo Arte Contemporanea
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| Johann Bayer (1572-1625), giurista ed astronomo tedesco, pubblicò ad Augusta nel 1603 l’Uranometria, che aprì un periodo nuovo nella storia della cartografia celeste caratterizzato da una sempre maggiore esattezza della posizione delle stelle unita a grande spettacolarita estetica nella rappresentazione delle costellazioni. Le tavole incise a bulino da Alexander Mair hanno un ruolo nettamente predominante sul testo, sia per il rigore con cui vengono riprodotte le posizioni e le magnitudini stellari, sia per la grande raffinatezza della parte figurativa. Le tavole, incorniciate da scale graduate con tacche di un grado, raffigurano ognuna una costellazione con la relativa figura mitologica. La fascia entro la quale si muovono i pianeti è evidenziata in colore grigio. Le ultime due tavole, dedicate al cielo boreale e a quello australe, riassumono tutte le stelle riportate nell’opera. Per la prima volta, dando inizio a una tradizione che continua ancora oggi, le stelle sono indicate con lettere dell’alfabeto greco e, una volta esaurite queste, con lettere latine in ordine crescente di magnitudine. Le stelle sono raffigurate per l’anno 1600. L’autore si serve dei dati elaborati da Tycho Brahe, il cui catalogo elenca 1.022 stelle, giungendo a comprenderne ben 1.706, anche se la redazione dell’opera è anteriore all’invenzione del cannocchiale. Nella tavola K relativa alla costellazione di Cassiopea è raffigurata la “stella nova”, che Brahe aveva avvistato a Uraniborg nel 1572, collocandola a una distanza pari a quella delle stelle fisse, e che non era piu visibile. Inoltre, per la prima volta, sono illustrate 135 stelle del cielo australe riunite in dodici nuove costellazioni, fino a quell’epoca sconosciute agli europei. Il frontespizio inciso su rame, di particolare pregio, presenta una cornice architettonica entro la quale si dispongono alcune figure mitologiche: ai lati del cartiglio recante il titolo sono rappresentati Atlante ed Ercole, mentre nella parte superiore e raffigurata, su un carro trainato da due fiere, l’Eternità, affiancata da Apollo e Diana. Ai piedi delle due divinità e riportata l’iscrizione greca “Non entri nessuno che sia ignorante di geometria”, posta all’ingresso dell’Accademia di Platone. Infine, nella parte inferiore, è raffigurata la veduta di una citta, forse la stessa Augusta, luogo di pubblicazione dell’opera. |
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