Archivio Attivo Arte Contemporanea
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| Il Fasciculus medicine è una raccolta di testi tardomedievali di soggetto medico-chirurgico già noti in versione manoscritta. Comunemente attribuita a un non meglio identificato Johannes de Ketham, la raccolta fu edita a Venezia alla fine del Quattrocento e ristampata più volte nel corso del XVI secolo. L’opera riassumeva in otto trattati tutto quello che chi esercitava la medicina pratica (e non conosceva necessariamente il latino) non poteva ignorare, presentandosi come una sintesi concettuale – e grazie alle sue dieci silografie, visiva – dell’insegnamento e della pratica medica all’alba dell’era moderna. I trattati riguardano l’uroscopia, le principali patologie di interesse medico e chirurgico, spesso accompagnate dalle relative indicazioni terapeutiche, l’astrologia medica, la flebotomia, una rassegna di nozioni di ostetricia e ginecologia, il Consiglio sulla peste di Pietro da Tossignano, le proprietà dei farmaci di origine vegetale e, infine, l’Anathomia, secondo le indicazioni di Mondino de’ Liuzzi. Le dieci silografie che illustrano l’edizione a stampa possono essere distinte in due gruppi: il primo, comprendente le rielaborazioni delle sei illustrazioni che ornavano l’editio princeps latina del 1491, è composto da tavole descrittive, che, grazie alla combinazione di immagini e brevi testi, favorivano l’apprendimento e la memorizzazione delle nozioni indispensabili. Il secondo gruppo è formato da quattro immagini introdotte a partire dalla prima edizione in volgare del 1493-1494 e raffigurano quattro momenti della vita quotidiana di medici e pazienti: un medico che visita un appestato, una lezione di chirurgia, una scena di consultazione medica e il medico Pietro da Montagnana in atto di sfogliare un libro. Tra le silografie del primo gruppo spicca il cosiddetto “uomo dello Zodiaco”, che testimonia l’importanza attribuita all’influenza degli astri sulla vita e sui comportamenti umani. Fin dall’Antichità l’uomo fu, infatti, considerato come un microcosmo in cui si rifletteva la struttura dell’universo e in questa particolare iconografia, che ricorre anche in alcuni famosi codici miniati, la sua figura è accompagnata dai dodici segni zodiacali che si ritenevano associati alle differenti parti del corpo e alle loro debolezze. In pratica, ogni simbolo zodiacale si colloca sulla parte anatomica ritenuta più sensibile per i nati sotto a quel segno: dall’Ariete, che domina la testa e il cervello, fino ai Pesci, responsabili dei piedi. Infatti, secondo questa dottrina, nota come “melotesia” (disposizione delle membra) e che godette di grande fortuna nel Medioevo e nel Rinascimento, le influenze esercitate dalle costellazioni, dalla Luna e dai pianeti sui diversi organi del corpo umano lo avrebbero predisposto a determinate patologie. |
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