Archivio Attivo Arte Contemporanea
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Galleria d'Arte Il Salotto via Carloni 5/c - Como - archivio storico documentativo

CHIACCHIERE LUNATICHE
RICORDI - RIFLESSIONI - PROGETTI - RACCONTI - DOCUMENTI

 

PERSONAGGI LARIANI
Luciano Caramel sognatore d'arte
Tra 
passione e professione, il critico e docente comasco si rivela

intervista condotta da
MICHELE CALDARELLI

pubblicata su Il Corriere di Como il 26 febbraio 1998


Qual è, secondo lei, la situazione dell'arte a Como?

«Dal punto di vista della presenza di artisti, soprattutto giovani, ed anche di giovani critici, noto un miglioramento della situazione, almeno a livello quantitativo. Da sottolineare inoltre, e non solo per gentilezza nei confronti del giornale che ospita questa mia intervista, che i quotidiani di Como si stanno distinguendo per la puntualità e la qualità dell'informazione. Resta invece, ahimé, insoddisfatto l'altro sogno di maggiori finanziamenti pubblici per l'arte, che consentirebbero un'ulteriore e qualificata crescita. Purtroppo non basta la buona volontà di qualche aperto assessore. Senza la borsa...».

Lei è conosciuto come docente universitario, ma anche come critico d'arte. In quale ruolo si riconosce di più?

«Mi definisco uno storico piuttosto che un critico d'arte, tuttavia credo che lo storico debba essere anche un critico. Non però nel senso del commentatore, prevalentemente militante, fiancheggiatore degli artisti nel presentare mostre o scrivere articoli sui giornali. La mia attività principale è di rimeditare il passato con metodologie scientifiche (e quindi con la ricerca diretta delle fonti), nonché quella di guardare il presente alla luce della storia. Questo non m'impedisce ovviamente di esercitare le funzioni di critico militante nel contesto che mi circonda, né di svolgere l'attività di divulgazione giornalistica; ma questo lavoro giornalistico lo intendo come servizio ai lettori, quindi in un certo senso anch'esso come attività didattica: tra l'altro sono convinto che lo studioso debba pure applicarsi all'impegno di divulgazione».

Storico, quindi, prima di tutto. Di quali temi e in quali ambiti artistici?

«Ho sviluppato progetti di ricerca in varie aree, dall'alto medioevo e dalla letteratura artistica del primo Seicento (ho tra l'altro studiato il nostro Gerolamo Borsieri, pubblicandone l'epistolario inedito) all'arte dell'Otto e del Novecento».

Qual è la sua metodologia?

«Il mio lavoro si svolge su versanti diversi ma interferenti, dato che la ricerca innerva anche la didattica, soprattutto anche in ambito accademico. Un professore universitario collega infatti sempre la sua attività di ricerca a quella didattica, anche e con gli studenti, soprattutto con gli specializzandi, i dottorandi e con coloro che vengono chiamati gli esercitatori e i ricercatori . Intendo l' attività didattica come stimolo e aiuto ad un'apertura critica nei confronti della realtà, quindi della cultura ed in particolare, ovviamente, nel mio caso, della cultura artistica. Questo avviene a vari livelli, con differenti modalità, in rapporto agli studenti che mi trovo di fronte. Se si tratta di allievi del corso di laurea, cerco di fornir loro i modelli di comprensione dell'opera d'arte attraverso specifici corsi monografici, ogni anno su temi diversi, di epoche diverse (quest'anno su "Milano 1960"). Per gli specializzandi svolgo anche lezioni di metodologia e guida dei laboratori di ricerca. Se si tratta invece di dottorandi, esplico un'azione di guida scientifica, di "tutoraggio". Per tutti, poi, è fondamentale l'affiancamento nel lavoro di tesi, quando lo studente decide di scegliere un argomento legato alla mia materia. Di grande soddisfazione è poi il lavoro di ricerca in comune con esercitatori e ricercatori, sia sotto l'aspetto scientifico che sotto quello didattico. È la parte più gratificante, e di più alto livello, della didattica in Università, come è facile capire. Ad ogni modo l'attività didattica, seppur molto pesante (anche perchè insegno nelle due sedi di Milano e Brescia) è sempre per me una cosa molto bella, che mi dà l'impressione di essere in qualche misura utile».

Lo studio e l'insegnamento della storia dell'arte confluiscono allora nella formazione delle "nuove leve" di studiosi e di critici?

«Certo, anche se naturalmente il mio lavoro di ricerca ha una sua autonomia, non confluisce tutto e solo nella didattica. Piuttosto la nutre e la feconda. Devo poi aggiungere che il mio insegnamento non è rivolto solo ai futuri studiosi e critici d'arte. La mia è una materia fondamentale ed è seguita da studenti che si dedicheranno ad altre discipline, e anche quelli che scelgono l'indirizzo artistico non necessariamente diverranno studiosi o critici d'arte. La maggioranza si dedicherà all'insegnamento medio, o anche all'editoria, e a cento altre professioni, ora sempre di più anche in aziende. La formazione delle nuove leve di studiosi e di critici è invece prevalente (e in certi casi esclusiva) nella didattica dei corsi di specializzazione e di dottorato».

Lei ha pubblicato numerosi libri e saggi, anche sotto forma di cataloghi di mostre. Può dirci qualcosa di più sullo sviluppo dei suoi studi?

«Il mio lavoro scientifico, tralasciando quello più circoscritto relativo ad altre epoche e situazioni, si è svolto lungo quattro principali direttrici. La prima è quella dell'arte della seconda metà dell'Ottocento, con studi numerosi sulla Scapigliatura (dal 1966), su Medardo Rosso, su Giuseppe Grandi. La seconda è quella delle avanguardie storiche, con ricerche e pubblicazioni soprattutto sull'architetto futurista Antonio Sant'Elia (spesso con l'amico Alberto Longatti, fin dal 1961-62, per la mostra allora da noi curata a Villa Olmo), ma anche su altri autori e temi. La terza è rivolta all'arte astratta italiana ed europea del ventennio tra le due guerre, anche qui con molte pubblicazioni, lungo ormai quarant'anni. La quarta, sempre semplificando, è quella del secondo dopoguerra, dal 1945 ad oggi, al quale ho sempre prestato attenzione, dedicandogli centinaia, e centinaia, ormai, di contributi, anche di notevole spessore (almeno quantitativo...). Posso aggiungere, se me lo consente, che prioritario è stato sempre per me studiare l'arte contemporanea con il rigore storiografico abituale negli studi di storia antica. Con indagini sempre di prima mano, quindi. Su questa linea mi piace ricordare il lavoro rivolto alla catalogazione scientifica: di singoli autori (Reggiani, Rho, e ora Radice; e prima, sempre con Longatti, Sant'Elia), e di musei (la Galleria d'Arte Moderna di Milano in sette volumi, con Carlo Pirovano; gli ultimi due anche con Maria Teresa Fiorio) e i Musei di Monza. C'è poi la produzione, pure assai larga, legata a mostre sull'arte degli ultimi decenni, anche con taglio militante, come, alla fine degli anni Sessanta, in "Campo Urbano", manifestazione che fece molto parlare e suscitò anche molte polemiche . Si svolse aComo coinvolgendo per un giorno l'intera città in azioni di carattere estetico».

Il ricordo di quella manifestazione è ancora ben vivo. Del sogno di "Campo Urbano", che rifletteva il bisogno dell'uscita allo scoperto dell'arte influenzando il "quotidiano", c'è qualcosa che prosegue e si proietta nei suoi sogni?

«Non credo, non ho mai creduto all'identificazione di artisticità e di creatività, anche se la creatività può animare e fecondare l'artisticità, che richiede, per essere tale, una particolare, specifica intenzionalità da parte dell'artista. E, conseguentemente, specifiche conoscenze da parte del fruitore. Non credo infatti neppure toutcourt all'arte per tutti. L'arte contemporanea presenta per di più delle particolari difficoltà, per le sue stesse interne caratteristiche. I miei "sogni" non si svolgono quindi in quella direzione. Neppure quando dormo. Si concretano, scusi la prosaicità, nel desiderio di diffondere la conoscenza e il gusto per l'arte nella didattica e nell'attività giornalistica».

Programmi per il futuro?

«Sto lavorando a due volumi sul "primordio" e sull'"archetipo" nell'arte italiana degli anni Trenta, nonché al catalogo generale di Medardo Rosso, ormai prossimo alla conclusione, e a quello già ricordato di Radice. Imminenti sono gli appuntamenti per le due mostre al Palazzo delle Esposizioni di Roma (apriranno in aprile) sull'arte in Italia e in Francia tra le due guerre mondiali e su Lucio Fontana, per il centenario della nascita, mostre entrambe alle quali collaboro».


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