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Attivo Arte Contemporanea
Galleria d'Arte Il Salotto
Filippo Avalle
architetture di luce
antologia critica
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Il luogo infinito La tradizione più nota ricorda la costruzione di Cnosso, architettura dai mille cunicoli, o le caverne dei riti iniziatici come riferimento iconografico, ma vero è che il labirinto ideale possa essere il deserto, in ogni punto uguale a se stesso e ugualmente mutevole. Le dune, nella infinita varietà morfologica e insonni sotto la spinta del vento, perennemente ingannano la vista e la memoria dei luoghi. Avalle le conosce bene e si destreggia nel tentativo di ritrarne la fisionomia apparente; il labirinto, tema esplicito delle opere precedenti, sottende anche la problematica degli olotratti. Il corpo e per eccellenza il volto, per Avalle, costituiscono il luogo infinito degli eventi, anamorfosi sfuggente di una verità nascosta e apparentemente svelata dal ritmo del respiro. Come osservando il proprio viso allo specchio, se ne coglie frontalmente la fisionomia mentre ruotando il capo i tratti sfumano lentamente nella nebulosa della visione periferica, così gli olotratti si polverizzano in miriadi di frammenti ad una visione disassata rispetto al piano dell’opera. Avalle ci suggerisce uno spiazzamento della visione centralizzata. Il volto labirinto di Humbaba, della epopea babilonese di Gilgamesh, potrebbe ravvisarsi come antenato iconografico degli olotratti di Avalle. La visione del volto, la configurazione corretta, equivalgono simbolicamente alla conclusione del viaggio labirintico intrapreso entrando virtualmente nell’opera. Volti e corpi epifanici popolano le architetture più recenti di Avalle, in una “prospettiva” di navigazione, come per eccellenza in “Gaia’ fluttuanti nello spazio, persi nella galassia dei possibili eventi. Si tratta di corpi aichemici, Atanor rilucenti quanto imprendibili eppure ben fisici e vivi nella configurazione organica delle parti. Rebus, monstra, prodigi, quasi-automi di antica reminiscenza, le figure che Avalle va costruendo stupiscono l’osservatore che si perde nella dimensione delle virtualità percettive, incapace di coordinare la simultaneità delle visioni parziali se non per mezzo dello “sbirciare” prospettico con un occhio chiuso. Come nel labirinto, luogo delle contraddizioni, necessita astuzia per eludere l’inganno; il filo di Arianna sta nel dis-correre dialettico con le opere in un continuo vai e vieni dello sguardo e dell’attenzione critica. “Labor init’ il lavoro di Avalle prende quotidiano avvio secondo i ritmi del cuore e del respiro, ai quali concede particolare attenzione, traducendo il “qui ed ora” inesauribile della vita in immagini oracolari. Personaggi, eventi di una particolare Weltanschauung, vivono nelle sue opere coinvolgendoci in una nuova poetica della “corporeità” che fa propri i caratteri della intuizione scientifica e della visione artistica. |
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