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ROYO A MIRÓ
A SANT CUGAT


a cura di:
Josep Canals i Gual
Edito da Andrés Morón
Barcellona 1993
ISBN 84-604-8-341-X

 

L'artista catalano Josep Royo è tra le figure di rilievo internazionale nella sperimentazione dell'arte tessile. Nato a Barcellona nel 1945, Royo iniziò a quattordici anni a lavorare alla fabbrica di tappeti Aymat di Sant Cugat del Vallès, diretta allora da Josep Grau-Garriga. Ben presto l'alta qualità tecnica acquisita e gli studi di pittura, valsero a Royo la collaborazione con artisti come Antoni Tàpies e Joan Miró e nel tempo riconoscimenti, come nel 1984 il Premio Nazionale di Madrid per la tapisserie, ed esposizioni nelle più prestigiose gallerie d'avanguardia, da Maeght di Barcellona a Martha Jackson di New York. Punto centrale del suo percorso artistico è stata la lunga collaborazione con Joan Miró, per il quale realizzò più di 50 opere tessili, soprattutto di grandi dimensioni, tra cui nel 1977 quella monumentale della National Gallery di Washington. Dal rapporto di lavoro tra Royo e Miró nacque una produzione di arazzi innovativi, firmati da entrambi. Tra questi si distinsero i sobreteixim, (testualmente sovratessuti) termine catalano che indica la complessità della fattura, cioè di una lavorazione duplice che, su una base tessuta, fa lievitare innumerevoli varianti plastiche, attraverso l'elaborazione tessile o anche con l'inserimento di oggetti vari.
Seg
ue un'intervista di Josep Royo, rilasciata al quotidiano "Corriere di Como" nel settembre 2000, durante la sua visita a Como, come ospite d'onore alla rassegna internazionale d'arte tessile "Miniartextil 2000: sul filo del Millennio"

D: Prof. Royo la sua formazione artistica può definirsi di tipo tradizionale, fondamentalmente pittorica. Può dirci come è avvenuto il passaggio all'arte tessile?
R:
. La formazione pittorica è importante per chi voglia fare dell'arte tessile, perché l'arte tessile non è un'arte minore. Per me il passaggio è avvenuto naturalmente per il lavoro svolto in fabbrica, per lo studio delle tecniche e delle possibilità dei materiali.
D: Lei ha lavorato per più di 12 anni al fianco di Miró. Quali erano i vostri rapporti.
R: Di grande stima reciproca. Miró aveva fiducia in me, sapeva che potevo realizzare tutti i nodi possibili per rendere al massimo la naturalezza del suo tratto e la magia dei suoi colori. Da parte mia avevo studiato le sue opere, ma soprattutto le amavo, ancor prima di conoscerlo di persona. Perciò non dovevamo discutere molto, anche se i problemi erano tanti, dal telaio, che avevo disegnato e fatto costruire apposta, alla scelta delle lane, alla resa dei colori, l'uniformità della lavorazione, le dimensioni e peso finale dell'opera. Lavoravamo e parlavamo d'altro, dei problemi della vita, di tutto un po'. Un'unica cosa mi ripeteva sempre: "Devi mettere forza nell'opera. La forza!". Era un grande maestro, uomo sincero, fantastico, positivo. Credo che Pablo Picasso sia stato il più grande artista in assoluto per il XX secolo, ma Miró lo sarà nel XXI secolo, perché la sua arte è ancora tutta da scoprire.
D: Parliamo ora della sua produzione artistica. Come avviene l'ideazione e creazione delle sue opere.?
R: Quando ho un'idea la lavoro e rielaboro mentalmente molto a lungo, poi passo alla creazione vera e propria. Non lavoro d'istinto, perché credo che l'istinto non sempre sia buono. A volte rimetto mano dopo tanto tempo ad opere già finite ma che non mi soddisfano. Ricordo che Miró mi diceva: "I quadri si finiscono da soli" a significare che solo un'opera ponderata, meditata culturalmente, è valida nel tempo.
D: Le sue realizzazioni più recenti non sono solo tessili, sperimenta nuove tecniche, assemblaggi, nuove fibre.
R: Sì, sento la necessità di rompere lo schema tradizionale del tappeto, perciò assemblo, taglio, cucio, strappo, cerco di dare forza alla composizione sfruttando le potenzialità dei materiali, sempre privilegiando quelli naturali.
D: A cosa si ispira per le sue opere?
R: Sono molto attratto dalla mia terra, coinvolto dai problemi politici e sociali della mia gente, sensibile alla fragilità del nostro corpo, dei nostri sentimenti, per cui cerco di trasmettere sensazioni, emozioni, sollecitare reazioni in chi guarda.
D: Dato che ormai ha rotto lo schema tradizionale del tappeto, che progetti ha per il futuro?
R: Chissà, tutto può accadere, ma bisogna lavorare molto e pazientemente, come ricordo sempre ai miei allievi, perché è solo in questo modo che si ottengono dei risultati. Oggigiorno andiamo invece tutti troppo di fretta. E la fretta produce solo idee che non durano nel tempo.
(Intervista di Rosabianca Mascetti pubblicata dal quotidiano "Corriere di Como" il 24 settembre 2000).

 

 


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