Archivio Attivo Arte Contemporanea
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6 - 28 maggio 2017

VENTI FARFALLE

dipinti, disegni e libri d’artista di

GIOVANNA GADDA

a cura di Michele Caldarelli

La mostra, quale omaggio a Riccardo Zandonai, e riferita a “Sciame di farfalle”, (1915)
ultima delle sue cinque “impressioni sinfoniche per orchestra” che formano la “Primavera in Val di Sole”,
propone anche
una scelta di libri e documenti, in argomento, posseduti dalla Biblioteca Tartarotti e qui posti a dialogo interdisciplinare.


Con Venti Farfalle si vuole giocare sul doppio senso del titolo per mezzo di questa mostra interdisciplinare presentata presso la Biblioteca Tartarotti di Rovereto. Si tratta di un insieme di opere dell'artista Giovanna Gadda, dipinti disegni e farfalle in forma di libro, messi a colloquio simbolico e metaforico con la poetica del volo, il senso misterioso e metamorfico dell'esistenza nella tradizione letteraria oltre che con materiali e curiosità, colti fra le pieghe della ricerca protoscientifica.



Le opere di Giovanna Gadda, come farfalle, risultano alla fine veicolo leggero di immagini, pensieri e parole che mutano in desiderio di bellezza, amore che non attende riconoscenza. Una piccola mostra, un semplice ed effimero battito d'ali quale preludio di venti rigeneranti.

È c
oniando il neologismo “Effetto Farfalla” che Edward Lorenz, matematico e meteorologo pioniere della Teoria del Caos, nel 1979 diede una prima risposta alla propria domanda: “Può il battito delle ali di una farfalla in Brasile scatenare un tornado in Texas?” va detto, per amor di preci-sione, che l'immagine della farfalla fu suggerita dalla forma dei diagrammi degli attrattori strani che illustravano la sua Teoria del Caos. Il doppio aspetto di imprevedibilità e imprescindibilità dei mutamenti, prodotti a catena da eventi minimi all'interno di un sistema complesso come l'andamento del clima in meteorolo-gia, ha però da allora ispirato e dato possibile concretezza a molta letteratura e immaginazione poetica. Ne è nata una sorta di teoria dei destini incrociati che, presente a dismisura nella cultura cinematografica, peraltro non può negare una propria matrice nella più antica narrazione mitologica, in quelle vicende generate e modificate dalle volubilità divine, ricche di capricci e contraddizioni in fondo molto umane. Zeus, Nettuno, il dio dei venti Eolo, e chi più ne ha più ne metta, hanno determinato il destino di naviganti illustri, da Enea a Ulisse, a Ceice, consorte di Alcyone, per citarne solo alcuni. Denominatore comune, il vento, i venti individuati nella loro dire-zione, intensità e periodicità grazie all'orientamento geografico e astronomico e, connessi al campo magnetico terrestre, in tempi più recenti, grazie all'uso della bussola. Ogni vento, col proprio carattere, in ogni tempo è stato personificato e reso protagonista di vicende anche bizzarre come, nel caso traslato del racconto di Cervantes, mutuato il vento dal mulino, il possente gigante temuto e combattuto invano da Don Chisciotte sotto gli occhi esterefatti del suo scudiero Sancio Panza. Una lotta impari, quella dell'eroe che pur mai si scoraggia o abbandona l'illusione di condurre il proprio destino. La farfalla, in qualità di psiche, anima, soffio, ora metafora o allegoria, ora più compiutamente simbolo della metamorfosi e fragilità dell'esistenza umana, assume valore ancora più intimo nell'invenzione poetica, dall'angelica e mistica visione di Dante Alighieri alla Psiche della statuaria apparentemente algida di Canova, alla “scientificità letteraria” di Guido Gozzano che scrisse sulla vita di quegli animali, che lo attraevano e lo commuovevano per il loro aspetto delicato e misterioso.

In questa mostra, con un libero e agile gioco delle parti, si pone ad effetto una contaminazione attiva dei materiali mentre la speculazione pittorica di Giovanna Gadda ritrova la freschezza dello sguardo infantile che osserva ora una farfalla, ora un animale domestico, ora una belva feroce, ora una pianta ornamentale per poi, alla fine, rivolgere l'attenzione solo a forme e colori trascinati dal vento della creatività.

Michele Caldarelli - aprile 2018

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