Archivio Attivo Arte Contemporanea
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Galleria d'Arte Il Salotto via Carloni 5/c - Como - archivio storico documentativo

CHIACCHIERE LUNATICHE
RICORDI - RIFLESSIONI - PROGETTI - RACCONTI - DOCUMENTI

 

"CARO ARTURO"

LETTERA  AD ARTURO VERMI

2015

di

MICHELE CALDARELLI


Caro Arturo,
verso il cielo, sopra il mio ufficio, ho ora finalmente un finestrino trasparente attraverso il quale, affievolite le luci e la temperie dinamica del lavoro, posso finalmente ricominciare a chiacchierare con la Luna e con te, invitando proprio Lei a farci da specchio e interlocutrice per infinite chiacchiere lunatiche. Chiacchiere lunatiche sarà intitolato anche il contenitore di questo nostro possibile futuro colloquio, in forma di carteggio, anche se digitale e messo in rete, poiché il termine blog non mi piace, mi ricorda troppo The Blob, il Fantascientifico Fluido Fagocitante cinematografico nato nel 1958 dalla fantasia di Irving Millgate. Assimilabile a un inconsulto e incontenibile farfugliamento, potremmo pure rinominare la prepotente inessenzialità di molti Blob/Blog con l’acronimo F.F.F., sì, come l’Osteria delle 3F Fam, Füm e Frèc (fame, fumo e freddo) della tradizione popolare lombarda, con un pizzico di nostalgia ereditata dal Ciciarem un cicinin intermezzo del Gazzettino Padano radiotrasmesso nel dialetto della nostra infanzia... quando di digitale conoscevamo solo il genere botanico.
Con la Luna e della Luna io e te abbiamo già parlato molto, già 32 anni or sono quando, in occasione della tua mostra a Lei dedicata, per aiutarti a trar l’Astro dal cielo fin sul divano del Salotto, la mia galleria di famiglia, ho coinvolto come testimonial mio figlio Isi-doro, allora da poco arrivato sulla Terra. Ci siamo incontrati per quattro chiacchiere lunatiche appunto, in accordo col motto Thélèmita col quale Rabelais connotava di gioiosa invenzione il proprio scrivere in onore della libertà di pensiero: Fais ce que voudras. Come lui, volevamo difatti allora, e la voglia non ci è passata di sicuro, intendere la prospettiva esistenziale svincolata da lacci teleologici perennemente deformati dall’informazione e dagli ideologismi di potere. Affacciandoci con gioioso disincanto all’avventura della vita, chi più avanti, chi più indietro rispetto ai molti della mia e della tua generazione, ci eravamo incamminati lungo la Via Lattea, l’antico cammino delle anime, per un pellegrinaggio ideale, desiderosi di volgere ogni dis-topia in eu-topia, secondo Natura, supponendo con entusiasmo darviniano che allenandoci ci sarebbero spuntate le ali. Nel frattempo molte cose sono cambiate, compresa la percezione dell’universo che, ironia della sorte e in barba agli utilitarismi terrestri, sta vivendo una nuova stagione. Fisica, astrofisica e metafisica ormai possono benissimo andare a braccetto sotto l’egida di un nuovo Tao. Mi auguro, come anche tu da sempre auspichi, che anche l’arte possa finalmente e a buon titolo essere sempre più libera di scrutare le profondità del cosmo e mi chiedo anche se, banalmente, dal mio finestrino potrò inquadrare la stella che porta il tuo nome, una delle più luminose che si possano osservare... La relatività dello spazio-tempo da sempre sottende il concretizzarsi dell’immaginario visivo, dalla resa di congruità astronomica nell’edificare degli Egizi, all’immersione di santi e beati nel pleròma aureo dell’iconografia gotica, dalla configurazione plastica dell’anatomia in movimento dell’arte classica al dissolversi impressionista nelle prospettive paesaggistiche dell’avventura en-plein-air, dalla simultaneità cubista alla multisensorialità sinestesica della didattica della Bauhaus... Anche se in modo simbolico o traslato tutta l’attenzione dell’arte si è sempre concentrata sulla natura effimera e mutevole dell’esistenza, fatta di istanti fluenti lungo un eterno ciclo micro-macrocosmico. Ho ben presenti in merito i tuoi diari, gli annologi e ancora di più le tue piattaforme espanse idealmente ai 100.000.000 anni luce. Una resa più poetica e immaginifica del famoso Powers of Ten, un filmato di una decina di minuti realizzato nel 1968, che, partendo dall’inquadratura di una scena familiare, faceva una carrellata all'indietro, ottenendo ogni dieci secondi un ampliamento della regione inquadrata ad una successiva dieci volte più grande. In pratica una virtuale e infinita successione di potenze di dieci, appunto, da un metro a cento milioni di anni luce. Portata a tale limite, l’inquadratura ripartiva al contrario, zoomando e arrivando a un decimo della scala di un protone. Oggi la scala dell'universo osservabile è di un centinaio di miliardi di anni luce mentre a scala microscopica siamo arrivati al Bosone di Higgs; il filmato sarebbe da ampliare e revisionare mentre la magia delle tue opere permane intatta. Beh, per ora è tutto e ci risentiremo magari in primavera, ponendoci in prospettiva positiva e in tutta calma.

Con l’amicizia di sempre
Michele

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