Archivio Attivo Arte Contemporanea
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Galleria d'Arte Il Salotto via Carloni 5/c - Como - archivio storico documentativo

CHIACCHIERE LUNATICHE
RICORDI - RIFLESSIONI - PROGETTI - RACCONTI - DOCUMENTI

 

"LA LUNA ALCHEMICA DI ERNESTO CARDENAL"

2020

di

LUIGI PICCHI


C’è una pagina mistica, di sapore quasi alchimistico o zen, di Scoto Eriugena (810-877 d. C.) 

che potrebbe fare perfettamente da commento e da cornice esegetica ad una poesia del defunto poeta nicaraguense Ernesto Cardenal (1925-2020): 

«La luce diva appare nella notte divina, notte che sopraggiunge al tramonto delle luci terrene. Nella luce divina il chiarore terreno si oscura, la grandezza rimpicciolisce, l’umano si deifica, l’ignoto diviene più conosciuto. La luce divina è amore della conoscenza celeste, la notte divina è l’incomprensibilità della conoscenza celeste, fissando in essa lo sguardo Dio si rivela. Lo smorzamento delle luci sensibili e mentali manifesta l’incomprensibilità della conoscenza celeste. Nella tenebra divina la conoscenza mentale si offusca, nel rapimento divino la parola vocale e mentale si affievolisce nella semplicità del Verbo eterno. Nel Verbo eterno l’uomo raggiunge la deificazione, in Esso la ragione naturale si attenua per rapimento sensitivo, come somma ignoranza in una conoscenza più vasta». 

Questa la pagina del monaco teologo islandese.
Ecco ora, invece, la poesia di Ernesto Cardenal,
anche lui monaco come Scoto Eriugena,
nella traduzione di Martha Canfield e Antonella Ciabatti:

Avevo spento la luce per poter vedere la neve.
E ho visto la neve dietro il vetro e la luna nuova.
Ma ho visto che la neve e la luna erano anch’esse un vetro
e dietro quel vetro Tu mi stavi guardando.

Questa lirica venne scritta sulla base di rapidi e sobri appunti che Cardenal aveva potuto stendere durante il noviziato monastico nell’abbazia trappista del Getzemani nel Kentucky quando gli era stata imposta come rinuncia di poter scrivere diffusamente. In seguito Cardenal, professati i voti definitivi in un monastero del Messico, pubblicò una serie di poesie ispirate al periodo del noviziato: Gethsemany, Ky (1960). Si tratta di testi che presentano scene di vita umana o naturale nel monastero dove regnano sovrani il silenzio e la solitudine, il tutto descritto con uno stile limpido epigrammatico, come delle cartoline o delle diapositive. Infatti il monaco scrittore Thomas Merton, che era stato maestro dei novizi di Cardenal, ebbe poi modo di apprezzare questa poesia proprio per la sua semplicità e per la sua linearità da poesia cinese. Ora questa situazione invernale può essere interpretata come una metafora stessa della conoscenza mistica che “spegne la luce” della razionalità per poter vedere la Purezza (la neve!) con qualcosa in più: la luna nuova, cioè la Fonte stessa della luce (ma non la Luce!). Ma ciò che il poeta contempla, per quanto appagante, è una barriera (un vetro!) attraverso cui Dio ricambia lo sguardo e comunica arcanamente con il contemplativo.


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