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Galleria d'Arte Il Salotto via Carloni 5/c - Como - archivio storico documentativo

CHIACCHIERE LUNATICHE
RICORDI - RIFLESSIONI - PROGETTI - RACCONTI - DOCUMENTI

 

"TESSITURE COSMICHE - COSMOLOGIA E DIVINITA' DELL'INDUISMO "

2018

 di

M.DANIELA LUNGHI


CHANDRA (la Luna) è uno degli attributi del dio Shiva, il dio che con Brahma e Visnu compone la Trimurti. (1) Un crescente di Luna compare sulla sommità del suo capo in ogni raffigurazione. Lo stesso simbolo è associato a Parvati, sua paredra o parte femminile (2)

Le divinità della religione induista sono rappresentate in diverse murti o atteggiamenti, Shiva è, in
questo caso, Chandrasèkhara, colui che porta la Luna (3). Il crescente di Luna raffigura l’astro nel quinto giorno …e rappresenta il potere del ‘soma’, bevanda sacra degli dei e offerta sacrificale citata dai Veda. Nel rituale indiano la Luna è anche simbolo della misurazione del tempo, è Trina (Nova, Cava, Plena), il suo ciclo si compone di 3 x 3 x 3 giorni. Il crescente indica pertanto il controllo di Shiva sul Tempo.

In astrologia Chandra è un pianeta benefico contrapposto a Surya, il Sole, considerato malefico per il suo calore talvolta distruttivo.

Chandra è il cervello, la mente, le emozioni e l’immaginazione. Governa il segno del Cancro, è esaltato nel Toro, il suo colore è il bianco associato all’argento, alle perle, alla pietra di luna. Il suo elemento è l’acqua, il nord-est l’inverno. E’ raffigurato come un uomo vestito di bianco con ornamenti d’oro, è seduto su un carro tirato da dieci cavalli. Ha due braccia, in una mano tiene una mazza, con l’altra fa il gesto di allontanare la paura.

La sua controparte femminile è la dea Chandraghanta, terzo aspetto di Durga (la Nera) celebrata nella festa di Navaratri, per invocare pace, prosperità e tranquillità.
Anch’essa reca in fronte una mezzaluna, è una dea affascinante dalla carnagione luminosa, cavalca un leone. Ha dieci braccia che reggono armi e tre occhi per combattere i demoni.

La storia di Chandra

Nella cosmologia indiana oltre il Sole esistono immense sfere che rappresentano per l’Uomo gli aspetti trascendenti dell’Essere cosmico, il potere illimitato da cui è nato l’universo. Tali sfere lontane sono le Costellazioni (Nakshata) figlie dell’Arte Rituale perché solo con i riti del sacrificio è possibile il contatto  con gli dei e con gli spiriti degli avi. Le Costellazioni sono spose della Luna.
Nei Veda, nei Brahamana come nel nel Mahabharata, la bevanda del rito sacrificale, il soma, è identificata con la Luna che ne è la coppa e con il dio lunare che ne è la personificazione.

Una coppa che non si svuota mai

La sostanza lunare è insieme l’offerta, la vittima, il combustibile del sacrificio ed anche lo sperma, seme dell’esistenza. Il soma dona l’immortalità, la sua natura appartiene alle sfere suprasolari governati dalla Luna e dimora degli antenati (4)
Se il Sole è il principio della vita le acque primordiali sono la Luna. Queste acque sono la sorgente di tutto ciò che è visibile e invisibile, le acque sono l’immagine del Tutto”(Prashna Upanishad 1,5).
L’astro, divinità dell’elemento liquido, regola le maree e dispensa la pioggia, presiede alla vita vegetale, fa fiorire il loto. I suoi dolci raggi calmano la terra bruciata dal Sole.

Il fenomeno dell’eclissi lunare è spiegato dai testi antichi con il mito della decapitazione del demone Rahu che tentò di sottrarre il soma
 agli dei. La testa spiccata dal suo corpo – le labbra avevano toccato il soma - restò in vita ed ogni volta che la Luna è piena Rahu cerca di divorarla.

L’Essere Immenso, il Progenitore fece sposare al dio Luna le sue ventisette figlie (le case lunari) ma Chandra predilesse Rohini.

La scelta le costò una maledizione: poiché aveva mancato la promessa, il suo seme sarebbe rimasto sterile per quindici giorni ogni mese per riprendere il suo potere nella quindicina successiva.
Così l’astro scintilla nel cielo crescendo e decrescendo.


I nomi della Luna

Numerosi nomi ed epiteti sono usati a proposito della Luna:
  • Chandra, il Luminoso
  • Indu, la Goccia di soma
  • Sashi, Colui che porta il marchio della lepre
  • Nishakara, Colui che fabbrica la notte
  • Nakshatra-nata, il Signore delle Costellazioni
  • Shitamarci, Colui che ha freschi raggi
  • Sitamsu, dai raggi bianchi
  • Mriganka, Marchiato come un capriolo
  • Shivasekhara, Corona di Shiva
  • Kumadapati, Signore del loto
  • Sveta-vajin, Dai cavalli bianchi
  • Chandrama, il Dio che corre
  • Chayana, il Dio che corre degno di essere guardato.

La Luna o il crescente di Luna si trovano raffigurati in diverse ed antiche civiltà.

Compare già nella più remota rappresentazione del Cosmo:  il disco di Nebra” , risalente all’età del bronzo, trovato presso Nebra, in Germania.
A Palmira si può vedere sulle spalle di Aglibol dio di rinnovamento e di rinascita, fecondatore dei regni animale e vegetale.
Presso i Maya è patrona della tessitura ed ha il ragno come attributo.
Nella civiltà greca è collegato ad Artemide, in quella romana a Diana. Nel Cristianesimo sta ai piedi di Maria Immacolata.
La Luna è pertanto un simbolo archetipo portatore di concetti analoghi che attraversano millenni di storia e ha ispirato poeti, scrittori, musicisti, pittori ….di ogni epoca.


Bibliografia consultata:

A.Danielou, Le Polytheisme Hindu, ed. Bouchet/Chastel, 1960
A. Danielou, Miti e dei dell’India, Milano 2015
R.Mukerjee, Storia e cultura dell’India, Milano 1966
Hinduismo, a cura di G.Fioramo , Roma-Bari 2007
J.Chevalier, A.Gheerbrant, Dizionario dei simboli, Milano 2016
G.De Micheli, La visione di Palmyra, Bologna 2001
M.Wheeler, Civiltà dell’Indo e del Gange, Milano 1963

Note

1) Concetto non dissimile dalla Trinità del Cristianesimo.
2) Ogni divinità del pantheon induista ha un aspetto maschile e uno femminile, un aspetto benevolo ed un aspetto terrifico, ciò moltiplica il numero delle divinità. L’Induismo è ‘la religione dei mille dei’.
3) In origine in luogo della Luna comparivano due corna di toro, così appare Shiva nei bassorilievi di Mohenjo Daro e di Arappa. Nandi, il toro, è la cavalcatura o ‘veicolo’ del dio. Cfr,: M.Wheeler, Civiltà dell’Indo e del Gange, Milano 1963, tav.18.
4) A.Danielou, 2015, p.119
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