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Galleria d'Arte Il Salotto via Carloni 5/c - Como - archivio storico documentativo

CHIACCHIERE LUNATICHE
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ALBINO GALVANO

"ARTEMIS EFESIA"

(pagina a cura di C.V. Insolitus - pseud.)

Artemide (Ἄρτεμις, Ártemis) era originariamente dea della caccia, degli animali selvatici, delle selve e dei campi coltivati, ma fu anche anche dea delle iniziazioni femminili. Figlia di Zeus e Latona e sorella di Apollo, Fu più tardi identificata come la personificazione della Luna crescente, con Selene, la Luna piena, ed Ecate, la Luna calante. A Roma, la divinità equivalente fu Diana, mentre gli Etruschi la chiamavano Artume.

Nel Tempio di Efeso, come dea della fertilità, di Artemide era venerata una figura simile alla dea frigia Cibele, molto diversa dall'Artemide greca. Mentre nell'iconografia greca Artemide viene ritratta come una giovane con arco e frecce, le statue efesine la mostrano con il busto coperto di protuberanze rotondeggianti interpretabili sia come seni che come testicoli di toro.

NELL'IMMAGINE DI COPERTINA DEL LIBRO DI ALBINO GALVANO

Artemis Efesia (particolare) Roma Museo dei conservatori.

Dall'ultima di copertina del libro di Albino Galvano
"Artemis Efesia"
Il Quadrante Edizioni - 1969

Opera inclassificabile, che attraversa senza lasciarsene vincolare ogni sorta di disciplina scientifica, dalla scienza delle religioni alla psicologia, dalla filosofia alla critica d'arte, ad oltre ventanni dalla sua prima apparizione l'Artemis Efesia di Albino Galvano non cessa di emozionare. Comparsa entro una temperie spirituale assolutamente sfavorevole a ciò che appariva una provocazione rispetto alle tematiche e agli stili di pensiero dominanti, ritorna oggi in un clima che è, all'opposto, carico delle suggestioni allora bandite. A nulla sono serviti gli esorcismi e gli scongiuri del razionalismo più stantio; certo anche per effetto della sua azione repressiva, siamo oggi dinnanzi, nelle forme più disparate, al trionfo di una «nuova mitologia». L'incontro col politeismo greco che Artemis Efesia ci suggerisce è, però, ispirato sempre dalla consapevolezza dell'irrimediabile tramonto, della definitiva lontananza di questo come di ogni altro mondo delle origini. Non c'è indagine sulla religiosità greca che, più di questa, sia satura di «illuminismo», cioè dettata da una coscienza critica sempre vigile e all'erta, mai disposta a farsi prendere al laccio da certezze a buon mercato o a ignorare ingenuamente il confine fra mito e verità.

Albino Galvano, pittore, critico e scrittore è nato nel 1907. Ha insegnato Filosofia e Storia nei Licei dal 1942 al 1978 e ha tenuto un corso di Estetica presso l'Accademia Albertina di Torino dal 1968 al 1970. Come critico ha svolto attività fitta e determinante specialmente a Torino. Ha collaborato a riviste filosofiche, d'arte e letteratura, offrendo contributi critici originali specialmente all'interpretazione del Simbolismo e delle Avanguardie. Fra gli scritti in volume ricordiamo il singolare saggio Per un 'armatura (Lattes, Torino 1960) e la raccolta di interventi critici La pittura, lo spirito e il sangue (Il Quadrante, Torino 1988). L'opera del pittore è documentata nella monografia edita in occasione dell'antologica torinese del 1979-80.




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